domenica , 22 settembre 2019
Ultimi articoli
Home » headline » Una notte con chi va nelle stazioni per restare umano

Una notte con chi va nelle stazioni per restare umano

Ho seguito i Fratelli della stazione nei loro giri durante la fascia oraria definita dai palinsesti televisivi come prima serata. Prima ancora di arrivare in stazione bisogna preparare la roba. Inizialmente ero solo con due di loro, Alessandra e Giuseppe. Mentre preparano il latte caldo coi biscotti – ettolitri di latte caldo con chili e chili di biscotti – mi raccontano chi sono e cosa fanno. Sono circa trenta, sono volontari, portano cibo e assistenza nel piazzale della stazione di Foggia a chi c’è, a chi li aspetta, a chi ci passa per caso durante il suo vagabondare e dopo averli conosciuti impara ad attenderli nello stesso posto le notti successive. Fanno turni da cinque o sei persone in modo di riuscire a fornire il servizio dal lunedì al venerdì. I generi alimentari che offrono vengono acquistati con offerte, donazioni o con l’auto finanziamento creativo: punti informativi, cene solidali, banchetti, laboratori e altre attività che possano aiutare loro ad aiutare gli altri. Latte e biscotti sono molto graditi tra gli infreddoliti che il cittadino indignato 2.0 definisce bivaccatori della zona stazione. In realtà latte e biscotti sono un pretesto per portare la loro presenza tra i beneficiari del loro servizio di volontariato. Quando arrivano, vedono venirsi incontro persone dall’evidente stato di indigenza psicofisica e igienicosanitaria che cercano di darsi un contegno spesso difficile da mantenere a causa dell’alcol, un falso amico a basso costo succedaneo del latte caldo per combattere il freddo e i pensieri di chi racconta alla famiglia lontana che qui per loro in Italia va tutto bene. Di solito chi si comporta sopra le righe viene ammonito dagli altri. L’atmosfera che i volontari cercano di creare non è quella della mensa, ma della condivisione. Andando in mezzo a loro, cercano di eliminare quello scarto sociale che questa gente è abituata a sentirsi sempre addosso. Fanno in modo di non creare una fila di bisognosi in attesa di ricevere, ringraziare e andare via, fanno in modo di stare in gruppetti di conversazione composti sempre da volontari e da beneficiari insieme. La maggior parte sono stranieri, molta Africa, anche Est Europa, ma anche chi meno ti aspetteresti: molti italiani, molti padri divorziati, separati, mandati via di casa con le loro colpe, i loro vizi e più biasimo che ascolto, che si sono visti costretti a lasciare la casa al resto della famiglia e non avendo dei genitori a cui fare ritorno dormono in auto o, appunto, in stazione perché anche se hanno un lavoro del tutto regolare una volta detratti gli alimenti non riescono a permettersi un tetto per loro stessi. E se vi dico che sono più di quanto mi sarei mai aspettato, credetemi che sono più di quanto vi aspettereste anche voi.

Con le diverse lingue più o meno ci si capisce, ci si aiuta con chi parla meglio sia l’italiano che la lingua madre, qualcuno di loro ha fatto dei corsi per imparare la nostra lingua, altri semplicemente sono qui da molto tempo e prima di finire in mezzo a una strada hanno avuto un passato lavorativo e di relazioni socialmente accettabili, qui o in altre zone d’Italia. Chiedo a Giuseppe come viene gestito il primo contatto con le persone che vivono in situazioni così potenzialmente pericolose per l’autocontrollo. Mentre versa il latte bollente dai pentoloni ai contenitori termici mi spiega che la confidenza è la stessa che si concede alle persone che si conosce per la prima volta in altri contesti, molto semplicemente: buongiorno, buonasera, grazie, prego e arrivederci. Vedendoli poi all’opera mi pare di intuire che comportarsi in modo eccessivamente premuroso con chi si incontra per la prima volta, per quanto si tratti chiaramente di una persona bisognosa di aiuto, è un sottile modo per umiliarlo una volta di più. Mentre prendono dagli scaffali di ferro della grande cucina in cui ci troviamo i pacchi di stoviglie di plastica necessari per la sera mi raccontano che gli episodi di tensione capitano, raramente, ma capitano, per questo in ogni gruppo si cerca di far equivalere lo stesso numero di volontari e volontarie. Ragazzi e ragazze che si stanno organizzando per non cessare la loro attività nemmeno durante le festività. Oltre al fare si applicano anche per fare sapere, portando la loro testimonianza nelle scuole, in modo di avvicinare i giovani a questa realtà. Periodicamente organizzano delle serate al chiuso durante le quali offrono di volta in volta un pasto a circa duecento ospiti e cercano di riuscire a lasciare loro anche degli utili ricordi della serata come guanti, sciarpe o cose simili. In eventi come questi, la fornitura del conforto umano non è meno importante di quello alimentare, lo scopo principale è far sentire un po’ di calore a queste persone che spesso vivono realtà strazianti. C’è chi magari ha lavorato sotto padrone – italiano – per anni senza tutele contributive, orarie o sanitarie e quando gli acciacchi fisici hanno impedito di sostenere ancora certi ritmi, il padrone lo ha sostituito con un altro disperato, più giovane e in grado di “mangiarsi la fatica”.

Questa è una parte di quello che mi raccontano mentre intanto hanno terminato di preparare. Così arriviamo in stazione. Ad aspettarci ci sono gli altri volontari del turno di oggi. Si inizia a distribuire il latte caldo coi biscotti che sono più che altro un pretesto per avvicinare i bisognosi e dargli un saluto. Saranno anche un pretesto, ma noto che è un pretesto molto gradito. Qualcun altro si mescola agli assistiti per fare un po’ di conversazione, per fargli sentire che c’è chi si preoccupa per loro. Emiliano mi spiega che è molto importante trattare chi si rivolge a loro per quello che sono: esseri umani. Si chiede loro il nome, si parla del più e del meno, del lavoro e delle famiglie lontane, ma anche di calcio e del meteo. Quando iniziamo sono tutti uomini, verso la fine del servizio di distribuzione arrivano anche due donne. Tra chi passa e chi si intrattiene ne conto a venti. Mi precisano che l’estate sono molti di più per via del lavoro stagionale nelle campagne. In periodi freddi come questo molti invece che passare la notte nel piazzale antistante la stazione, preferiscono andare ad accaparrarsi qualche posto più riparato per superare la notte, come la sala d’attesa in stazione o nei vagoni abbandonati, per i quali c’è una vera e propria lotta al posto. Roberto mi porta a conoscenza del fatto che nel nostro territorio ci sono sette strutture confiscate alla mafia e che loro, con tutte le loro forze, stanno cercando di trasformarne qualcuna di queste in un dormitorio, in un centro d’accoglienza diurno, in un luogo di cultura, in qualsiasi di queste cose si riesca. Le difficoltà sono innumerevoli e ci sono gli innumerevoli ostacoli burocratici da superare.

Le persone che vedo intorno a me vogliono ascoltarci ed essere ascoltati. Le loro storie sono dure, affascinanti per la loro capacità di resistenza. Potrei raccontarvene molte di più di quelle che vi ho solo accennato, storie davvero incredibili. Come sempre, chi ne esce più arricchito da queste occasioni è chi da, più di chi riceve.

I fratelli della stazione

I VOLONTARI. Non sono eroi, non sono paladini, non sono integerrimi. Non hanno qualità eccelse e fuori dal comune che possono metterci al riparo dal dubbio che potremmo anche noi tutti contribuire. Sono persone normali, ognuna col proprio carattere. Storie personali che si intrecciano, antipatie, simpatie, amori che nascono e che terminano. Sono persone che hanno scelto. In attesa di verbose risposte dall’alto, i Fratelli della stazione continuano ad andare in questa maledetta, criticata, disgustata stazione ancora e ancora dal martedì al venerdì. Ancora e ancora. Anche perché per fortuna si sono uniti diversi ragazzi, giovani studenti che hanno scelto di dare una mano.

Emiliano si scalda quando il discorso passa dal livello strada a quello dei palazzi. Mi spiega, con calma ma con fervore:

“In vista del Natale – o meglio del nuovo anno – faremo la solita cena col povero a gennaio, il problema è reggere tutti i giorni il servizio di volontariato perché al di là della sera la vera follia è aiutare le persone durante il giorno visto che il Comune è completamente assente e la Caritas al momento, in questa fase di riorganizzazione, ha praticamente azzerato tutto ciò che faceva. Il pochissimo tempo che abbiamo lo dedichiamo a coprire tutte le emergenze, a quelle più incredibili. La situazione è drammatica, questa è la verità, dopo se non fosse per il dormitorio di Sant’Alfonso e l’operato della parrocchia Gesù e Maria i senza tetto non avrebbero un posto in cui dormire. Entrambe le strutture nel 2018 si sono rette sulla Provvidenza, non su aiuti del Comune o della Caritas. In particolare con la chiusura della struttura Conventino da parte della Caritas, il Comune di Foggia non ha rinnovato la convenzione che permetteva di ricevere dei contributi attraverso il Piano Sociale di Zona per il mantenimento del dormitorio della parrocchia della chiesa di Sant’Alfonso. Quindi quest’anno le risorse del Piano Sociale di Zona non sono state utilizzate per questo, e siamo ancora in attesa di capire cosa vuole farne il Comune e come intende sostenere il dormitorio. Fra l’altro, al momento non abbiamo notizia di un Piano di Emergenza Freddo come succede nelle città normali. Il dormitorio di Sant’Alfonso in particolare deve la sua apertura alla Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, e quest’anno un piccolo contributo è arrivato anche dalla Fondazione Siniscalco Ceci-Emmaus. Ma è dura tenere aperta una struttura del genere con le forze che abbiamo”.

Mi racconta, accelera, rallenta perché dice che i dottori gli hanno consigliato di darsi una calmata con i ritmi ma anche con la partecipazione emotiva. Lo dice a me ma lo dice principalmente a se stesso. Ma nel giro di tre frasi dopo è di nuovo lì a agitarsi, gesticolare e raccontare progetti e nuovi impegni:

“Abbiamo vinto il bando della Fondazione Megamark per aprire il Centro Diurno Il Dono. E’ stata la forza della disperazione, il fatto che oggi Comune e Caritas siano assenti ci ha spinto a creare questo avamposto di integrazione sociale, lavorativa e culturale per i senza dimora. È una sfida, un’altra, ma andava fatto perché sono più di dieci anni che urliamo quanto sia importante offrire un servizio del genere. Meno male che ci sono i volontari delle parrocchie, le persone che preparano da mangiare soprattutto la domenica o nei giorni di festa e che alternandosi organizzano i pranzi. Così come è vitale la mensa dei poveri della chiesa dell’Immacolata all’ora di pranzo, mentre la sera la cena adesso viene fornita dalla Caritas con il catering. Insomma, le difficoltà non mancano ed anche se molto silenziosamente ogni giorno – anche quelli in cui non andiamo in stazione – c’è da fare, per fortuna ci sono altre persone molto silenziose che operano con noi o in altri luoghi per cercare di dare un minimo di dignità ai senza fissa dimora. Ma non basta. Servirebbe che le Istituzioni tornassero a fare il loro dovere. Ma credo che non sarà il caso della nostra città. Abbiamo recentemente mandato un comunicato per dire che il dormitorio si reggerà per altri sei mesi e basta grazie al sostegno delle fondazioni Monti Uniti e Siniscalco Ceci-Emmaus (oltre che di un piccolo contributo nostro attraverso il 5xmille). Si tratta di un Piano di Emergenza Freddo nato dal basso, un welfare di comunità che grazie al coinvolgimento di una rete di realtà associative consentirà di tenere aperto il dormitorio per persone senza fissa dimora allestito nella parrocchia di Sant’Alfonso de’ Liguori anche nei mesi invernali, con una programmazione d’accoglienza che va dal mese di gennaio a quello di giugno 2019”. Quando con l’estate arriveranno tanti altri migranti a lavorare i campi, ad arricchire tutta la filiera, legale e illegale. Capitali e caporali. Ma nuije vùlim a pizz, a pizz, a pizz.

Leggi anche

Stesso destino per Manchester United e Foggia

Dopo conferme e riconferme, la dirigenza ha coerentemente deciso di esonerare il proprio allenatore/pagliaccione – …

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi