martedì , 12 dicembre 2017
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U’ Natale (Il Natale)

All’ora di pranzo l’odore tipico di fritto delle pettole (pallottole di pasta lievitata fritte nell’olio bollente), che fuoriesce dalle case e che impregna gli abiti della gente, da inizio alla “veggilije” (vigilia) di Natale a Foggia. Tutti in giro per le strade e i negozi della città per gli ultimi regali prima di riunirsi, di solito, intorno alle 19.00 a tavola con la famiglia per dare inizio al cenone, in cui l’allegria e il pesce la fanno da padrone.
Di solito il menù consiste in un abbondante antipasto di mare, fettuccine con il tonno o zuppa di pesce, capitone fritto, arrostito o lessato, dentice al forno oppure arrostito, oltre all’immancabile cotoletta per accontentare i bambini. Poi si passa alla frutta fresca, in particolare mandarini, e alla “scurzime” (frutta secca). Pieni fin quasi a scoppiare, si arriva ai dolci natalizi, sempre presenti a tavola durante tutto l’arco delle festività. Spazio anche per il pandoro o il panettone. A chiudere il lauto pasto non può mancare “ù limone” (limoncello fatto in casa), preparato nei giorni che precedono le feste insieme ad altri rosoli. Dopo cena tutti riuniti si gioca con una tombolata o con un giro alle carte (il “sette e mezzo” o la “stoppa”), in attesa di recarsi nelle chiese per rivivere la gioia della solennità. Terminata la celebrazione con lo scambio degli auguri con parenti e amici, si ritorna stanchi ma ancora entusiasti, continuando la notte scartando regali e giocando fino quasi al mattino.
Un vecchio rituale molto atteso nella Vigilia dalle famiglie tradizionali era la “processione” con in testa i bambini, in cui il più piccolo o la più piccola portava il Bambino Gesù, seguito dagli adulti in fila, ciascuno con una candela in mano, cantando “Tu scendi dalle stelle”; si faceva il giro per le varie stanze della casa per poi riporre il Bambino Gesù nella grotta del presepe dopo essere stato baciato da tutti.
Il giorno del 25 il pranzo è solitamente preceduto dalla letterina dei bambini, lasciata sotto il piatto dei papà, a cui seguiva la recita della poesia di natale ed il giro dei piccoli per ritirare la meritata “mbert”. Questo è un momento suggestivo che sopravvive solo in alcune famiglie, e ve lo vogliamo raccontare attraverso la poesia in dialetto foggiano “ ‘A lettere de Natale” (La lettera di Natale) di “Salvatore il Grande”:

Quèste ‘a ponne sènde e capì chi ogge tène i capille bianche
però l’avèssere lègge pure i crijature dell’era moderna.
V’arrecurdate quanne se screvève ‘a lettere de Natale ?
almène nu mèse prime i crijature screvèvene sotta dettature…
d’a majestre d’a mamma o de nu frate grusse
pe fà chiù fegure!
po’ finalmènde arrevave ‘a sère d’a veggilije
‘e se mettève ‘a lettere sotte ‘o piatte
senza chè papà se n’addunave
chisà po’ ce sganciave qualche denare!
isse però, stu fatte… se l’aspettave!
sapève tutte cose ‘e facève ‘u gnorre!
po’ quanne se fenèvene baccalà vrucchele ‘e capetone
ascève ‘a lettere da sotte ‘o piattone!
cum’e Gesu bambine sotte ‘a grotte
papà pegghjave sta lettera ‘nmane
‘e che l’ucchije già lustre lustre decève:
di chi eje quèste chi l’ha mannate?
accussì ‘u crijature respunnève:
ligge papà ligge
papà chè lacremave e apprisse ‘a isse tutte quante
ammantenève ‘a scène e decève
allore l’e scritte tu ! vedime leggime!
inde ‘a quille mumènde assemegghijeve
chè nen ce stève chiù ninde atturne ‘a nuje
pecchè tutte quante…chi stèva stève
che l’ucchije spalancate ‘e chi rècchije tèse
ce mettèmme ‘a sènde quille che papà leggève
‘e chè già sapève!
queste ‘ere ‘a storije de tutte l’anne
chè passavane une s’ope ‘a l’ate sèmbe cuntente;
ogge invece chè succède ?
nesciune aspette chiù ninde
ce stace già tutte cose
nesciujne chiagne chiù
però nesciune è cuntente !
vulite sapè quille chè manche?
manche l’amore d’a famiglie chè nen ce stace chiù !
Sissignore, manche l’amore pe Gesù.

Questa la possono sentire e capire solo chi ha i capelli bianchi
però la dovrebbero leggere pure i bambini dell’era moderna.
Vi ricordate quando si scriveva la lettera di Natale?
almeno un mese prima i bambini scrivevano sotto dettatura …
della maestra della mamma o del fratello grande
per fare più figura!
poi finalmente arrivava la sera della vigilia
e si metteva la lettera sotto il piatto
senza che papà se ne accorgerse
chissà poi ci dava qualche moneta!
lui però, questo fatto … se l’aspettava!
sapeva tutto e faceva finta di niente!
poi quando si faceva baccalà broccoli e capitone
usciva la lettera da sotto il piattone!
come Gesù bambino sotto la grotta
papà prendeva questa lettera in mano
e con gli occhi già lucidi lucidi diceva:
di chi è questa chi l’ha mandata?
così il bambino rispondeva:
leggi papà leggi
papà che piangeva e con lui tutti quanti
mantenevano il gioco e diceva
allora l’hai scritta tu! vediamo leggiamo!
in quel momento sembrava
che non ci fosse più nulla intorno a noi
perché tutti… chi stava stava
con gli occhi spalancati e con le orecchie tese
ci mettavamo a sentire quello che papà leggeva
e che già sapeva!
questa era la storia di tutti gli anni
che passavano uno sopra l’altro sempre contenti;
oggi invece che succede?
nessuno aspetta più niente
ci sta già tutto
nessuno piange più
però nessuno è contento!
volete sapere quello che manca?
manca l’amore della famiglia che non ci sta più!
Sissignore, manca l’amore per Gesù.

Con gli applausi dei presenti  inizia il pranzo natalizio, caratterizzato da antipasto di terra , “brode de vicce chi tagliuline” (fettuccine in brodo di tacchino), tacchino oppure la “tiella” (pentola d’agnello con patate al forno), capitone avanzato della vigilia, ancora frutta fresca, frutta secca, dolci tipici e l’immancabile limoncello. Si passava poi il resto della giornata a chiacchierare e a giocare a tombola.
Il giorno del 26 la tavola viene bandita come a Natale, tranne per il primo, costituito da pasta al forno o lasagne.
La tradizione culinaria di Foggia e della sua provincia nel periodo natalizio è caratterizzata soprattutto dai dolci tipici. Vi elenchiamo alcuni:
cartellate: strisce d’impasto dolce che vanno strette tra il pollice e l’indice ad intervalli uguali e attorcigliate a forma di cestino. Sono fritte e poi condite col miele e col vin cotto e punteggiate da confettini argentati e colorati, cannella e cacao. Questi dolci simboleggiano le lenzuola che coprono il Bambino Gesù nella fredda mangiatoia;
mustacciule (mostaccioli): dolci di forma roimboidale, fatto con un impasto di zucchero, vincotto, mandorle tostate e bucce di arancia grattugiata, ricorperti di cioccolato fondente. Simboleggiano i dolci del battesimo di Gesù;
calzoncelli: sfoglia ripiena di marmellata, che simboleggia il guanciale sul quale il Bambino Gesù posa il capo;
castagnelle:  amalgama di tenero impasto di mandorle dolci pugliesi del colore e forma delle castagne;
mènele atterrate (mandorle atterrate): impasto di mandorle infornate e poi immerse nella cioccolata bollente;
taralle nère (taralli neri): impasti di zucchero e vin cotto
turruncine (torroncini): specie di torrone composto da un impasto di mandorle a pezzi, bagnate in acqua bollente per eliminare la buccia,  e zucchero caramellato.

I tempi stanno cambiando, ma Daunia Stupor Mundi spera che l’amore per la semplicità e la genuinità continuino a sopravvivere nelle tradizioni delle nostre case.

Buon Natale e felice Anno Nuovo

Bibliografia di riferimento
Giuseppe Manzari. Il mio Natale da bambino. (fonte: www.manganofoggia.it)
Vito Erriquez. Il Natale e le sue tradizioni in terra Appula nei ricordi di un pugliese. Rivista “Il Presepio”, Associazione italiana amici del presepio. (fonte: www.manganofoggia.it)
Vincenzo De Filippo. Tradizioni culinarie natalizie. (fonte: www.manganofoggia.it)

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