domenica , 16 dicembre 2018
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Stornaiolo chi scrive, Ofalo chi legge!

Pubblichiamo con grande piacere un racconto breve di Antonio Stornaiolo: attore, presentatore, indimenticabile Tata del duo comico “Toti & Tata”, scrittore, questa volta in veste eccezionale per noi di ofalo.it. Prima di lasciarvi gustare questa piccola perla di piacevolezza narrativa vi ricordiamo che venerdì 16 Marzo su foggiaefoggia.com (settimanale con il quale collaboriamo per la relizzazione della pagina satirica “Cose che non fanno ridere”) verrà pubblicata l’intervista di Adelmo Monachese ad Antonio Stornaiolo in occasione dell’uscita del film “Buona giornata” che lo vede recitare al fianco di Diego Abatantuono.

MARGHERITA

Dell’asilo ho molti ricordi. Alcuni ben ordinati. Altri spiegazzati dal tempo. Sono però tutti protetti da un velo che li rende languidi come gli occhi di Narciso nello stagno dei desideri. Le vocali, le bretelle rosse, Calimero, l’odore del refettorio, la mela grattugiata. Ed ancora: la bidella dalle buffe lentiggini arancioni, le schegge di saliva che a velocità supersonica partivano dalla bocca della Maestra, alcuni compagni, come ad esempio Cosimo, che ho invidiato moltissimo perché aveva il braccio ingessato ed io invece no. Ricordo, insomma, un bel vivere nel quale ero felice, ma così tanto, che a volte sentivo nascere uno spasimo inebriante dalle viscere, come se dentro ci fosse stato il sole. Ed allora correvo da mio Padre e dicevo: “Papà, sono felice. Assai. Come quando uno si sposa.” A proposito. Allora avrei sposato Margherita. Sette anni, seconda elementare, due fari blu da incantesimo. L’avevo conosciuta ad una festa di Carnevale, vestita da olandesina con gli zoccoli di legno grezzo ed il vestito azzurro e bianco. Rideva, correva, beveva aranciata ed era rossa in viso come ogni bambino quando ride, corre e beve aranciata. Vestito da cavaliere cicisbeo, con tanto di cappa e spada, fui accoppiato a lei, all’olandesina più bella del mondo, per giocare a nascondino. Fu la prima ad avvicinarsi e guardandomi negli occhi mi chiese come mi chiamassi. “Antonio”, risposi paonazzo. Allora mi prese per mano e mi disse: “Dai, nascondiamoci dietro quella porta, ma mi raccomando, non parlare”. Parlare? E chi ce la faceva a parlare. Dietro ad una porta, quasi al buio, con la bambina della mia vita. Parlare? Per dire poi cosa? Fummo gli ultimi ad essere scoperti. Per festeggiare, cominciò a spruzzarmi acqua negli occhi con il suo anello fatato. Incoraggiato da questo gesto per me dolcissimo, continuai ad adorarla per il resto del pomeriggio ed a servirle ettolitri di aranciata. Ero perso di lei. Il giorno dopo, con le gambe penzoloni tra gli spazi della ringhiera del balcone di casa, mi confidai con mio cugino Roberto che, pur non conoscendola, solo per farmi uno dei suoi soliti paffuti dispetti, disse che quella lì era già fidanzata con un suo amico. Ci rimasi malissimo e, temendo il confronto, stavo per scaraventarlo dal quarto piano quando lui, impressionato dalla mia sollecitudine, si affrettò a dichiarare che aveva detto una bugia. Solo così si salvò. Da quel giorno Margherita mi rimase in petto; ed anche se la scorgevo appena all’uscita di scuola, anche se non sempre mi salutava, era per me la cosa più preziosa della mia vita, più della Ferrari a pedali con la quale scorazzavo per casa. La cisterna di aranciata non l’ho più rivista, ma non l’ho dimenticata. Ed ancora oggi, se dovessi rivedere quegli occhioni blu, diventerei paonazzo, la prenderei per mano e, zitto zitto, la porterei dietro una porta qualsiasi sperando di non essere scoperto. Alla faccia di mio cugino.

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