martedì , 12 dicembre 2017
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Imprenditore sta per fallire Lui insiste e NON si suicida

In italia oltre mille suicidi l’anno per motivi economici acuiti dalla crisi
Più vulnerabili all’effetto di indebitamento, licenziamento o fallimento

Uno degli indicatori dello stato economico, oltre allo spread, all’inflazione e al caro benzina, è il numero di suicidi di imprenditori, disoccupati che non trovano lavoro, lavoratori che diventano disoccupati o pensionati a cui vengono tagliate le pensioni. I telegiornali tengono la conta e le istituzioni morali del Paese fanno appelli al governo: lo hanno fatto i sindacati, lo ha fatto la Chiesa, lo ha fatto Saviano.
Noi oggi vi offriamo un caso rarissimo: un imprenditore del settore della ristorazione ridotto sul lastrico ma che non ha nessuna intenzione di suicidarsi. L’abbiamo trovato così, per caso, e non ci siamo fatti sfuggire l’occasione.
Paolo Paolano è titolare di un bar al centro città, molto frequentato per la qualità dei prodotti e per l’inventiva del titolare, le sue sperimentazioni hanno spesso preceduto mode e tendenze della movida, come quanto intuì prima di tutti che il cono gelato è meglio da porgere al cliente impugnando il cono e tenendo le palle di gelato verso l’alto e non viceversa. Ma non è andata sempre bene, come quando provò a creare il gelato tequila-sale-limone: otto bambini intossicati, due dagli alcolisti anonimi. A seguito d’irregolarità contributive ora si è trovato nel mirino del Fisco e sta per chiudere l’attività. Il tutto presupporrebbe un suicidio, come ormai tramite i media sempre più persone vedono come unica soluzione, ma lui non ne vuol proprio sapere. Gli abbiamo chiesto perché un ex evasore come lui non vuole fare a questo passo.
Signor Paolano, lei avrebbe tutte le carte in regola per morire di debiti. Tra l’altro è anche reo confesso. Cosa aspetta?
Non ci penso proprio. E’ vero, ho fatto degli errori perché il bar andava bene e quando si fanno i soldi se ne vogliono fare sempre di più. Ora pagherò, e se non pagherò lascerò l’attività, magari andrò a fare il dipendente in un bar altrui. Non ci vedo nulla di male. Ho una bellissima moglie e due bambini, loro sono la mia vita, è con loro che non devo fallire. Magari tramite questa vicenda potrò insegnare qualcosa ai miei figli.
Prima aveva anche dei dipendenti, vero?
Si, avevo dei dipendente perché, lo ammetto, mi piaceva fare il ciaciacco. Ora li ho dovuti licenziare, faccio tutto io. Con la crisi la clientela è molto diminuita.
Le pesa?
No. Prima del bar ho fatto anche lavori più duri. Ho abbattu­to alberi sul Gargano, per esempio. Anche mia moglie ora ha dovuto trovare lavoro. Ora fa la babysitter a uno studente fuori corso di ventotto anni.
Neanche il fatto di aver dovuto far trovare un lavoro a sua moglie le fa venire voglia di farla finita?
La formula non è “nella buona e nella cattiva sorte”? Mi po­tranno togliere il locale, la casa, la macchina. Il lavoro che si svolge non è l’unico parametro di valutazione di una perso­na, altrimenti molti si dovrebbero sparare un colpo in testa anche se andasse tutto alla grande. Un modo per ricomincia­re si trova sempre. Cantava il mio amico Claudio Lippi “Per ognuno c’è qualcuno sempre/qualcuno che ti sa capir”. Io ce l’ho, il resto è contorno.
Il suo bar era molto frequentato dai vip, al suo amico Lippi dedicò addirittura un cocktail. Ci racconta qual­che aneddoto?
Ne sono passati molti qui. Quante battute mancano alla fine dell’articolo?
471
Spazi inclusi?
Si
Allora fare una lista sarebbe troppo lungo. Ne racconto una: venne una sera qui da me Mario Monti. Per la gioia esclamai: “Finalmente un tecnico! Potrebbe dare un’occhiata al maci­nino?”. Non la prese molto
bene. Due giorni dopo arrivò il primo accertamento.

Di Adelmo Monachese

Fotocronaca di un imprenditore

Paolano ci mostra orgoglioso le foto dei bei tempi. Nella prima (in alto) lo si vede nel periodo dell’apertura del bar che era molto frequentato e meta pri­vilegiata dei vip negli anni ‘90, nella seconda è insieme al suo ex affezionato cliente Claudio Lippi. Una sua grande passione era il calcio, all’epo­ca delle fatture false divenne presidente di una squadra di calcio con cui vinse il campio­nato di Serie XL, eccolo nella foto a lato mostrare la coppa assieme al mister Terlizzi.

Avviso per quanti hanno ancora il cervello sotto shock dopo aver appreso che i figli di Bossi percepivano una paghetta mensile di 5000 euro con i soldi del partito: questa intervista è in­ventata. Ringraziamo: l’attore Fabio Fabiano per aver interpretato il personaggio di Paolo Paolano, la comparsa Michele Terlizzi per aver interpretato il personaggio di Mister Terlizzi e l’Universibar di Francesco La Contana per aver messo a disposizione il locale e per averci offerto degli ottimi caffè durante le lunghe sessioni fotografiche sul set.

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