martedì , 12 dicembre 2017
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PRIMI GIORNI DI SCUOLA, SOTTRAZIONI? NO, RESTRIZIONI

Primi giorni di scuola per gli alunni di molte regioni italiane e già ripartono le proteste.
Domenica mattina, una delegazione di 4000  precari scuola delle regioni del sud Italia ha letteralmente invaso lo stretto di Messina facendo andare in tilt per alcune ore sia i collegamenti marittimi che quelli ferroviari senza incidenti anzi con una certa comprensione anche tra molti passeggeri di un convoglio proveniente da Torino e diretto a Palermo.
il messaggio che la protesta intendeva sottolineare è che è molto più importante compiere la grande opera del collegamento tra la scuola ed il Paese che non il ponte sullo stretto.
Tra i molti manifestanti anche una delegazione di insegnanti della Regione Puglia, 18 in tutto, di cui cinque foggiani ed il resto baresi, partiti nella tarda serata di sabato per partecipare e supportare i colleghi siciliani.
un numero esiguo di partecipanti ma non per questo meno battagliero, pochi ma buoni infatti, nota curiosa, gli unici due video della manifestazione messinese messi in rete dal sito de l’Unità hanno il volto e soprattutto le parole di MariaPina Panella, docente precaria dell’Associazione Due Pi . Professione Precario di Foggia e MariaRita Gadaleta docente precaria appartenente al Coordinamento precari di Bari.
Assenti non giustificati all’evento sia i precari delle province di Taranto, Brindisi e Lecce, ma anche e soprattutto i sindacati scuola della Puglia, nessuna sigla ha infatti dato in questa occasione il supporto alla protesta dei precari pugliesi.
Del resto la mancanza anzi per meglio dire latitanza sindacale nella nostra regione è già da tempo cosa nota e della quale si lamentano in molti, sembra quasi, forse a torto, che le varie sigle affianchino la lotta precaria solo inizialmente, forse per incitare a nuove iscrizioni, ma poi di fatto il loro impegno resta nel resto dell’anno cosa eterea, evanescente.
Al di là di ogni polemica, comunque, il mio vuole essere semplicemente un racconto di come si è svolta la giornata di domenica a Messina non solo per elencare quanto successo, ma anche e soprattutto per far comprendere come emerga da queste manifestazioni la realtà della triste condizione della scuola non solo nel nostro Paese ma anche e soprattutto nel nostro territorio.
Una realtà che può essere cambiata, ma per farlo dobbiamo impegnarci tutti e chiedere alla politica ed alle istituzioni un impegno serio e non solo a parole in campagna elettorale e non dimentichiamo che : “La cultura – come diceva Antonio Gramsci – é organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri “.
Senza un prologo non c’è racconto che tenga, pertanto mi accingo a descrivervi come si sono svolti gli eventi prima del viaggio in Sicilia non senza avvertire il lettore che: per prima cosa non sarò imparziale, sono precaria ed arrabbiata e al momento le  prospettive di lavoro per me ed i miei colleghi sono più che preoccupanti, per secondo appartengo ad un gruppo di persone che ancora donchisciottescamente credono nella lotta alle ingiustizie ( la Riforma Gelmini è una ingiustizia contro la scuola) e non sopportano i tanti che promettono attenzione ed impegno e poi si danno alla macchia, per ultimo sono una “stagionale dell’istruzione” che dopo tanti anni passati al nord non ancora si da pace per il pessimo stato dell’istruzione e della scuola nel Sud.
Giorno 8 settembre 2010, una piccola folla si raduna per un breve ma incisivo incontro tra i precari scuola della provincia di Foggia, un incontro durante il quale vengono redatti e sottoscritti  due esposti alla Procura della Repubblica per richiedere chiarezza sulla scomparsa di 200 cattedre di sostegno nelle scuole superiori della Capitanata (200 famiglie senza stipendio e 400 alunni senza insegnanti di sostegno per intenderci…) nel mentre  inoltre, viene data notizia della manifestazione allo stretto di Messina ovviamente sin da subito le opinioni in merito sono differenti, c’è che ritiene che sarebbe meglio concentrare questo tipo di cose a Roma, chi si offre subito volontario per la partenza, chi ribatte l’inutilità di proteste fatte in modo.
Un pensiero su tutti: << ma come ci arriviamo?>>.
La risposta al quesito ci viene data qualche giorno dopo dai colleghi baresi, che offrono di condividere con noi un pulmann che ci porterà a Villa san Giovanni nella mattinata di domenica.
Entusiasti accettiamo, ma come altre volte l’adesione è scarsa alla fine in cinque partiamo la sera di sabato.
La scarsa adesione sottolineo non è una cosa da poco, se vogliamo che le cose cambino dobbiamo avere trovare la voglia ed il tempo di impegnarci in prima persona e non protestare e aderire solo fin quando fa comodo, chi non partecipa ora alla mobilitazione contro la Riforma perché ha ottenuto l’incarico e si sente tranquillo, non dovrebbe però dimenticare che ogni anno sarà un problema se i tagli continueranno, ci saranno sempre meno posti per tutti e potrebbe anche non essere convocato.
Dopo un viaggio abbastanza lungo (11 ore) arriviamo sullo stretto inizialmente sfiduciati dalle poche persone che incontriamo, ma alle 10 iniziano ad arrivare i pulmann dalle province della Sicilia e la manifestazione inizia finalmente a prendere corpo, a farsi sentire fisicamente per le vie della città di Messina.
Non solo docenti, ma studenti, personale ATA, genitori tutti in fila e poi con striscioni, magliette e manifesti si parte per un corteo che ci porterà dal centro cittadino fino alla stazione ferroviaria.
La folla è moltissima, la questura ha detto che eravamo in 2.500 ma stando ad altri dati eravamo almeno 4000, 4000 persone che alzano la voce e manifestano scontento e questo non può passare inosservato.
Arrivano finalmente i giornalisti, parecchi delle tv regionali ma anche molte testate nazionali nonostante sia domenica l’attenzione è viva.
Tra le varie voci che urlano slogan nei microfoni distinguo quella di Maria Rita Gadaleta del Coordinamento Precari Bari, le sue sono parole rivolte al presidente Napolitano nella speranza che vengano ascoltati i nostri diritti lei parla anche di una cosa molto importante per noi del sud, e cioè della necessità di riunificare in tutti i sensi l’Italia : << Carissimo Presidente siamo qui come comitato perché a 150 anni dall’unificazione vogliamo riscrivere la Storia questo Paese: non vogliamo un ponte di cemento ma il cemento deve essere usato per costruire nuove scuole.>>
Tra i vari striscioni riconosco ben visibili anche quelli del PD e della Cgil siciliana e napoletana, ma continuo a chiedermi perché mai decidano di fare lotta e schierarsi con forza solo in questi casi.
Alla fine ne combiniamo di tutti i colori: saliamo sul ponte e attacchiamo i nostri striscioni, cosicchè tutti possano leggerli, gli imbarcaderi vengono bloccati, le frasi urlate a squarciagola ( tra tutte vince: vogliamo un solo disoccupato, Ministro Gelmini sei licenziato…) qualcuno occupa i binari della stazione centrale-
Poi arrivano le 15, la folla si disperde dobbiamo tornare a casa, la speranza è che questa giornata non sia stata vissuta inutilmente che si inizino a raccogliere frutti.
Sul pulman ripenso a quanto fatto dai precari scuola sinora, ma mi rendo conto che siamo purtroppo ancora solo all’inizio.
Tutti pronti, politici e sindacati, a salvare la situazione, a salire sul carro dei vincitori, ma a quando atti concreti?
A quando gli interventi promessi sugli istituti scolastici?
Quando si comprenderà che classi di 35 bambini mettono in serio pericolo la didattica ma anche la loro sicurezza?
Quando i sindacati si sveglieranno e presenteranno proposte più concrete di uno striscione?
Quando la gente capirà che là dove non c’è cultura non c’è possibilità di una vita migliore e che la scuola è una delle tappe più importanti della crescita di un individuo?
Quando i disabili vedranno riconosciuti i loro diritti?
E ancora, quanto tempo ancora dovremo aspettare per poter vivere dignitosamente del nostro mestiere?
Io, speranzosa, attendo a breve di conoscere le risposte,  ma temo non arriveranno facilmente.

Alessia Paragone

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