giovedì , 17 agosto 2017
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Parara papa parà, parara papa parà, parara papaparara rara ra ra rà. (atto finale)

(riassunto atto finale) In un festival in cui si è parlato di Dio a tutto spiano e a sproposito ha vinto, ancora, Maria Nostra Signora del Televoto. Risultato che non ha stupito nessuno. Sul podio con Emma e i suoi polmoni d’acciao, Arisa, talento finalmente consacrato con la squarciacuore “La notte”, e la bravissima Noemi, colpevole solo di aver un colore di capelli che rendeva ogni abito indossato credibile quanto Bossi vestito da Pulcinella.

È finito il Sanremo numero 62. Grazio a Dio, di cui sopra. E alla fine, tutto passa, ma nel passaggio qualcosa resta.

Resta la foca del geniale Papaleo e quella volante di Belen, l’intervento di Siani e l’intelligenza di Geppi Cucciari, il Celentano ubriaco di acqua, e i duetti con mostri sacri della musica internazionale ma, soprattutto, questa edizione verrà ricordata come la prima cinguettata su Twitter. A dimostrazione che questo delirio collettivo che assume spesso i tratti di uno psicodramma nazionalpopolare non perde la sua forza: per una settimana fa sentire gli italiani tutti esperti di conduzione, musica, stile. Compreso me.

E questo è perché Sanremo è Sanremo.

… ra ra rà.

 

Luigi Cielo Lioce

(Riassunto atto quarto) Propongo che nella settimana di Sanremo i genitori italiani sospendano le paghette ai loro figli adolescenti. Il teen power ha colpito ancora nella quarta serata del Festival di Sanremo, decretando la vittoria per i “ggiòvani” del ciuffo-leso Alessandro Casillo (tre lustri al suo attivo) al quale ho detto peste e corna mentre si esibiva, poi si è messo a piangere e mi sono sentito una bestia. Poi ha vinto e non ho avuto pietà. Ma questo è solo l’epilogo di una serata che mi ha fatto capire che Morandi è limitato, non riuscendo a cogliere l’unica cosa intelligente detta sul palco quest’anno, il “io amo gli etero” di Mauro Coruzzi (in risposta all’atteggiamento di patetica tolleranza verso gli omosessuali), che non c’è mai limite al peggio, vedi la versione dance di “Respirare” di Loredana, Gigi e del marito della Panicucci accompagnati da un centinaio di ragazzi provenienti dai riformatori liguri, e che Pierdavide Carone, fresco di shampoo, mi convince sempre di più con la sua Nanì, soprattutto con di fianco Grignani, perfetto nelle vesti dello zio sporcaccione.

Lo share più alto ieri non è stato conquistato dalla coppia “lu sule, lu mare e lu ientu” Marrone-Amoroso, né dal duetto noi-sì-che-siamo-stilosi-voi-siete-dei poracci Zilli-Palma, né da Renga e il coro delle frigide della cattedrale di Brescia, il picco di visualizzazioni lo ha avuto la pagina wikipedia dei One Direction.

… ra ra rà

 

A stasera, in diretta sulla pagina facebook di Ofalo.it per commentare assieme la finale di Sanremo: perché quello che impieghiamo per le cose inutili non è mai tempo sprecato.

 

Luigi Cielo Lioce

(Riassunto atto terzo) Sarà stato il vuoto cosmico che di solito gira sulle tv generaliste, o forse molto più probabilmente tutto l’alcol che ho dovuto respirare per via dello smalto che la mia amica ha steso per tre ore sulle sue unghie, ma la terza serata di Sanremo mi è piaciutà moltissimo. Su di me ha avuto lo stesso effetto sorpresa di quando apri il freezer, credendo di avere solo del ghiaccio al sapore di basilico da succhiare, e scopri, invece, che c’è del gelato.

Certo, la puntata è partita con Shaggy che pensava di essere a un pigiama party e la Civello a fare turismo sessuale a Cuba, ma poi dopo aver fatto finta di aver gradito il duetto Zilli-Skye (che non ha omaggiato la Houston come si era annunciato) e Bersani-Bregovic (No! “Romagna Mia”, no, proprio no!), il peggio è passato.

Sono stato così eccitato dalle esibizioni di Brian May con la Ellis e Irene Fornaciari, dei Marlene Kuntz con Patty Smith, di Arisa e Feliciano, di Noa con Finardi, di Noemi e Sarah Jane Morris che tutto questo accaldarmi, misto al sudore freddo provato ogni volta che Ivanka leggeva un gobbo, mi hanno provocato più volte la pelle d’oca. Salvo anche Loredana in “Almeno tu nell’Universo”, emozionate per ovvie motivazioni, ma non salvo la formazione nel suo complesso: Bertè, D’Alessio, Macy Gray, mancano solo Apicella e Angela Favolosa Cubista.

Il televoto, però, li ripesca assieme alla coppia Dalla-Carone, di nuovo in gara con la loro dolce Nanì, che racconta di un amore per una donna che fa il mestiere più antico del mondo: l’igienista dentale.

… ra ra rà.

 

A stasera, in diretta sulla pagina facebook di Ofalo.it per commentare assieme, post by post, la quarta serata: perché quello che impieghiamo per le cose inutili non è mai tempo sprecato.

 

Luigi Cielo Lioce

 

(Riassunto atto secondo) Tira più un’ala della farfalla tatuata di Belen che un carro di buoi guidato da Celentano.

Dio salvi Belen Rodriguez. Oggi e sempre.

Dio salvi anche il meraviglioso abito di Fausto Puglisi che non è difficile ipotizzare rimanga nell’immaginario collettivo dei festivalieri addicted e non solo.

Durante la seconda puntata del Festival senza fiori gli anti-infiammatori ci hanno restituito Ivana Mrazova, che ha fatto ridere più lei con il suo balletto che alcuni interventi dei Soliti Idioti, e abbiamo conosciuto gli otto giovani, scrematura dei migliaia di candidati di Sanremo Social (ma se vogliono farci credere che il livello della musica “ggiòvane” sia questo si sbagliano).

Salvo la pugliese Erica Mou, scuderia Caterina Caselli e Marco Guazzone e i suoi accordi alla Coldplay.

Non salvo, oltre ai pantaloncini di Emma, la giuria demoscopica, una massa sguaiata e scomposta che saluta ancora alla telecamera come nell’83 (anno in cui vinse Tiziana Rivale con “Sarà quel che sarà”). I giurati, a loro volta, non hanno salvato Irene Fornaciari, la coppia Carone-Dalla, i Marlene Kuntz e Gigi e Loredana. A questo proposito: profonda solidarietà a chi ha cercato di dormire nello stesso albergo della Bertè.

Finisce così una serata vissuta con l’ansia che potesse esserci Celentano, capace di far terminare la puntata quando la Clerici era già alle prese con il soffritto.

… ra ra rà.

 

A stasera, in diretta sulla pagina facebook di Ofalo.it per commentare assieme, post by post, la terza serata: perché quello che impieghiamo per le cose inutili non è mai tempo sprecato.

 

Luigi Cielo Lioce

(Riassunto atto primo) Mi aspettavo che tra i ragazzi che aveva intorno si scatenesse un’orgia mentre insultava i giornali della Chiesa, che parlasse di Giovanardi e baciasse con la lingua Pupo, che svelasse il segreto della CocaCola o che annunciasse che c’era un altro mistero di Fatima. E invece vuole la pace nel mondo come una qualsiasi concorrente di Miss Italia.

Celentano non lo posso bocciare, visto che ritorna. Quindi, rimandato.

Salvo, il testo di Fabrizio Moro interpretato da una meravigliosa Noemi in versione il mio nome è Jem, e tutte le giovani cantanti da Arisa a Nina Zilli (che, però, ancora non perdono per aver dato della vecchia a Madonna su Twitter!) da Emma a Dolcenera. Eccezion fatta per Irene Fornaciari vestita peggio di D’Alessio, salito sul palco come di solito scende per andare a comprare il pane ad Anna.

Anche se la co-conduttrice Ivana Mrazova è stata costretta a letto per una bruttissima cervicale e il sistema di voto non ha funzionato, il Festival di Sanremo numero 62 è cominciato.

A dare senso alla prima serata non è stato il molleggiato, neanche il geniale Papaleo, tantomeno Luca e Paolo, e neanche lo spazio risicatissimo concesso alle canzoni.

Ma lei, bella da far invidia alla primavera. Signore e signori, chapeau.

Dio salvi Belen Rodriguez.

… ra ra rà.

 

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Luigi Cielo Lioce

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