mercoledì , 18 ottobre 2017
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Operazione Serial Kitchen

Diario di un viaggio sperimentale, panoramico e ipercalorico.

di Luana Stramaglia

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Erano i primi di giugno quando io e Kanjano ragionavamo nella nostra nuova casa piena di scatoloni (suoi) e immersi tra pc, cavi di pc, pennarelli e poster (e non è cambiato granché, a parte qualche piantina aromatica) … i ragionamenti, si sa, sono bolle di sapone e quasi nessuna idea dura più di una dissertazione di cinque minuti d’orologio. Eppure l’Operazione Serial Kitchen, invece di scoppiare in una risata o nel più saggio silenzio, alimentò gli entusiasmi di noi scaricatori sudaticci di precarietà.

Solo dopo molti giorni cominciammo a porci le domande giuste: ma troveremo qualche masseria interessata? Ma troveremo dei nonni&nipoti spigliati? Ma ci verrà qualcuno a mangiare? Queste le domande più ingombranti, diciamo pure necessarie ma non sufficienti, tutte le altre (ma che succede durante la cena, ma come fanno nonni&nipoti a fare lo show cooking se le cucine non sono a vista) ancora non ce le poniamo, o meglio, abbiamo deciso di considerarle un lavoro di “ricerca”.

Comunque, dopo un mesetto di lavoro di comunicazione, che manco gli organizzatori del Festival di Questioni Meridionali, abbiamo trovato le sette masserie… sbalorditivo. Ne avevamo in realtà trovate otto, una si era aggiunta all’ultimo momento alla carovana di questo viaggio sperimentale, panoramico e ipercalorico, ma sempre all’ultimo momento ha cambiato strada (in altre parole le nostre mille cartoline disseminate per Foggia contengono un errore, ma come dice il bar L’alternativa, quest’operazione è un giallo, quindi scoprite voi qual è).

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Ieri sera la prima tappa del viaggio: Posta Guevara.

Per la prima tappa c’eravamo preparati per benino, non volevamo fare brutta figura proprio all’inizio. Il superlancio due giorni prima alla Festa dell’estate dell’Università alla presenza di Slow Food e del nostro padrino di battesimo Peppe Zullo, la masseria era panoramicissima, l’eccellenza del territorio, la farina di grano varietà Senatore Cappelli, lì la faceva da padrone, la coppia di nonno e nipote era cotta a puntino: Nonno Rino e Rosana si erano già conosciuti -e a Nonno Rino lei era piaciuta moltissimo- durante le riprese del nostro promo a Villa Jamele. Diciamo che tra i due c’è un’affinità elettiva, lui è lo storico pasticciere del Sotto Zero, lei fa le torte moderne, quelle che sembrano sculture d’arte. Insomma, una coppia perfetta per cominciare, che ci ha servito su un piatto d’argento il tema della serata: la dolce vita, dai migliori anni del Sotto Zero al boss delle torte. Tra l’altro, la proprietaria di Posta Guevara, Lucia Di Domenico, oltre ad essere anche lei maestra pasticciera, ha conosciuto di persona personalmente il boss delle torte. Insomma, c’eravamo preparati per benino.

C’è un però, ovviamente. Una delle domande necessarie ma non sufficienti: ma ci verrà qualcuno a mangiare? Qualcuno sì, quattro persone per la precisione. I clienti meglio serviti e più coccolati nella storia della ristorazione foggiana, i partecipanti più attenti e accorati della storia degli eventi mondiale.

Conclusioni e, come mi ha insegnato ieri SuperLucia, appunti sugli errori da non ripetere.

Che avete fatto ieri sera (classica domanda dell’aperitivo del sabato mattina)? Siamo stati a una cena di famiglia, tavolata da dodici. SuperLucia è stata davvero un’eccellente padrona di casa, aveva preparato da mangiare per un esercito (come al solito, ti aspetti dieci persone e prepari per trenta considerando il bis e super bis). La sala da pranzo era curata nei dettagli, i taralli di grano arso si sposavano perfettamente con la tovaglia a quadrettini gialli, si è fatta aiutare per prepare una cena prelibatissima, sembrava proprio di stare al ristorante. Nonno Rino e Rosana hanno preparato la millefoglie, come al solito il nonno si è lamentato, stavolta perché Rosana aveva tagliato i pezzi di cioccolato troppo piccoli, e Pino ha pure fatto qualche filmino che finirà su Teleblu. Insomma noi abbiamo mangiato benissimo, bevuto ottimo vino e chicchierato come sempre di calcio, politica e cucina.

Riguardo alle domande necessarie ma non sufficienti, SuperLucia ci ha insegnato che nella ristorazione ci sono domande dalla risposta magicamente incerta e che il necessario è fare bene quello che si fa. Grazie SuperLucia, Nonno Rino e Rosana.

Luana Stramaglia ha ventisette anni, si è laureata in Scienze Politiche e specializzata in Europrogettazione e Svilupo Locale. Nel 2013 ha fondato, con la sorella Tania, l’impresa a finalità sociali Fork in progress: ristorazione narrativa che porta in cucina anziani e studenti dell’alberghiero per sviluppare solidarietà interegenerazionale.

L’Operazione Serial Kitchen è il gioco dell’estate di Fork in progress: sette show cooking, in sette ristoranti diversi della Capitanata, in cui sette coppie di nonno&nipote preparano sette piatti della tradizione che portano in tavola sette eccellenze del territorio.

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