venerdì , 20 ottobre 2017
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Operazione Serial Kitchen – Avellaneta

Diario di un viaggio sperimentale, panoramico e ipercalorico.

di Luana Stramaglia

serial-kitchen

Sabato la seconda tappa del viaggio: Avellaneta.

Una contrada di San Marco La Catola dalla quale prende il nome questo agriturismo a conduzione familiare che ci ha ospitati e che si estende affacciandosi letteralmente sulla vallata. Panorama da dieci e lode.

Ad accoglierci quattro asini liberi di scorazzare e brucare nel parcheggio che, ovviamente, hanno conquistato subito i cuori dei nostri gnammer arrivati a metà mattinata per godersi a pieno la giornata.

Nonno Michele (settantenne in formissima) e Mirko (ventiseienne incuriosito), infatti, sono arrivati carichi di amici e di voglia di mettere le mani in pasta: il loro showcooking consisteva nella preparazione dei “cicatelli”, cavatelli per dirla in italiano. Quello che nessuno si aspettava, neanche noi organizzatori, era la presenza di una supernonna gentilmente offerta dalla casa: Bignonna Filomena, ottantaquattro anni di sorriso radioso ed eleganza.

Con la sua collana di perle e il grembiulino ricamato, ha insegnato ai due aspiranti impastatori la grazia e i segreti di una vita trascorsa a impastare per nutrire, tutti i giorni, una famiglia di dieci fratelli! E meno male che c’era Bignonna Filomena, perché Michele e Mirko, a parte gli amici e la voglia di mettersi in gioco, di fronte a questa inaspettata veterana della cucina, sono stati costretti ad ammettere che, per loro, quella era la prima volta alle prese con la farina!!!

E allora, un po’ perché anche noi altri semplici gnammer non volevamo perdere l’occasione d’imparare i trucchi di Bignonna Filomena, un po’ perché la fame cominciava a farsi sentire e Michele e Mirko erano lenti (ma tanto tanto simpatici J), io e altre tre gnammer ci siamo lavate le mani e messe a cicatellare.

Io conoscevo solo la tecnica della mia bisnonna Maria, che ogni domenica a Castelluccio ci faceva trovare i cicatelli fatti a mano con il sugo sul fuoco dal sabato. Avevo otto anni all’epoca e nessuno mi faceva mai avvicinare troppo al tavolino di legno mentre mia nonna ricamava il nostro pranzo. Forse è un rito sacro, mi dicevo da bambina, forse la bisnonna era talmente piccola e gracile che l’energia di un’ottenne avrebbe potuto frantumarla in mille pezzi con una sola pacca sulla spalla, mi dico ora. Fatto sta che io, tenuta a distanza di sicurezza, ho imparato a memoria quei gesti e oggi li ripeto (forse senza ottenere gli stessi risultati) come se me li avesse insegnati proprio lei. Dalla pagnottella lei ricavava dei serpentelli e da quelli staccava i pezzetti della lunghezza giusta per un’orecchietta o un cicatello a tre dita. Bignonna Filomena, invece, pesata la farina a mano – perché una volta le bilance non c’erano – mi ha fatto stendere con il mattarello la pagnottella come fosse una pizza che, poi, ho tagliato a strisce. E da ogni striscia sono venuti fuori i pezzettini da cicatellare.

Insomma, per la prima volta nella mia vita, il rito sacro del fare la pasta a mano è diventato social – i tempi sono proprio cambiati. Tre generazioni hanno condiviso questo spazio di coworking e il risultato di quest’interazione è stato il piatto di cicatelli al pomodorino fresco e un po’ piccantino che, insieme al vino, ci ha scaldati mentre fuori la pioggia battente rinfrescava la vallata.

 

Luana Stramaglia ha ventisette anni, si è laureata in Scienze Politiche e specializzata in Europrogettazione e Svilupo Locale. Nel 2013 ha fondato, con la sorella Tania, l’impresa a finalità sociali Fork in progress: ristorazione narrativa che porta in cucina anziani e studenti dell’alberghiero per sviluppare solidarietà interegenerazionale.

L’Operazione Serial Kitchen è il gioco dell’estate di Fork in progress: sette show cooking, in sette ristoranti diversi della Capitanata, in cui sette coppie di nonno&nipote preparano sette piatti della tradizione che portano in tavola sette eccellenze del territorio.

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