lunedì , 11 dicembre 2017
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Nessuno è andato ai funerali di Jay Gatsby. FALSO! Ecco la verità

Nel momento in cui vi scriviamo, il film “Il grande Gatsby” è in testa alle classifiche dei film più visti, forte di una presenza in Italia in 745 schermi (che sono già più di quelli che si sintonizzano su “La terra dei cuochi” della Clerici). In sala riscuote applausi convinti e fragorosi, nonostante le mani di molti spettatori siano cosparse dell’unto dei  pop corn che attutisce l’attrito imponibile dell’applausometro.
Quando una pellicola scaturisce da un libro c’è sempre una serie di considerazioni da fare e che in questa sede saltiamo a piè pari, come anche giudizi sulla bontà del lavoro di Baz Luhrmann-regista.
Due parole, invece, vorremmo spendere; ecco il motivo di queste righe, sul lavoro di  Baz Luhrmann-sceneggiatore che, insieme con Craig Pearce, ha deciso di tagliare uno dei momenti più belli dell’intera opera di Fitzgerald, eppure non ci sembra avesse molti problemi di limiti temporali: se è arrivato a 144 minuti avrebbe potuto prolungarsi anche fino a 150 e ricordare che non è vero che l’unico presente ai funerali di Gastby era Nick Carraway. Con lui, infatti, erano presenti il signor Gatz, padre del protagonista e un altro personaggio che, tra quelli minori presenti nel romanzo è senza dubbio il più suggestivo. Racconta Fitzgerald attraverso le parole di Nick:
Verso le cinque la nostra processione di tre macchine raggiunse il cimitero e si fermò di fianco al cancello sotto una fitta pioggerella – prima un carro funebre, orrendamente nero e bagnato, poi il signor Gatz, il pastore e io in una limousine, e poco più tardi quattro o cinque domestici e il postino di West Egg, con la macchina di servizio di Gatsby, tutti bagnati fradici. Quando varcammo il cancello del cimitero sentii una macchina fermarsi e poi qualcuno che si seguiva nel terreno molle per l’acqua. Mi voltai. Era Occhi di Gufo, l’uomo che avevo trovato a meravigliarsi dei libri della biblioteca di Gatsby tre mesi prima.
Non l’avevo visto più da allora. Non so come sapesse del funerale o perfino il suo nome. La pioggia gli scorreva lungo le lenti spesse, si tolse gli occhiali per pulirli per vedere la tela di protezione che veniva tolta alla tomba di Gatsby.
Allora cercai di pensare per un momento a Gatsby ma era già troppo lontano, e potei solo ricordare, senza risentimento, che Daisy non aveva mandato né un fiore né un bigliettino. Udii confusamente qualcuno mormorare “Benedetti siano i morti bagnati dalla pioggia”, e poi Occhi di Gufo disse “Amen” con voce decisa. Ritornammo a grandi passi verso le macchine. Occhi di Gufo mi disse arrivati al cancello:
“Non sono potuto venire a casa”.
“Nessuno è potuto”.
“Ma come!”. Si avviò. “Ma se andavano a centinaia a casa sua”.
Si tolse gli occhiali e li pulì di nuovo, dentro e fuori.
“Povero figlio di puttana”, disse.
Ecco come andò veramente. Ora potete scegliere la versione che preferite. Io, da quando ho visto il film, sto tempestando di sms Baz Luhrmann per chiedergli perché, perché ha deciso di eliminare proprio questa piccola suggestiva storia nella storia. Ricevo in risposta solo suoi sms che non mi dicono altro se non:“Smettila stronzo non sono Baz Luhrmann”, un modo come un altro da parte di Baz per non affrontare la mia critica.

Adelmo Monachese

P.S. Ringraziamo i detentori dei diritti del libro per l’inconsapevole permesso che ci siamo autoaccordati di pubblicarne questa piccola, ma deliziosa, parte.

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