giovedì , 17 agosto 2017
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MODENA. IL RACCONTO DEL “TERREMOTO DELL’ANIMA”

Abbiamo chiesto a Giulia, foggiana che vive a Modena con la sorella e il fidanzato, di raccontarci come sta vivendo queste giornate così difficili scandite dalla paura per la terra che trema.

Stanotte avevo finalmente fatto una lunga dormita, anche se non ancora riuscivo a mettere il pigiama. Era una settimana che la paura non mi faceva chiudere occhio. Stamattina, finalmente rilassata, sono andata a lavorare. Alle 09:00 abbiamo avuto un piccolo problema ai computer, eravamo tutte in piedi vicino la mia postazione, all’improvviso la porta ha iniziato a tremare, poi il pavimento, le finestre, tutto…Da incoscienti ci siamo catapultate per le scale, che certo non sono un luogo sicuro in un palazzo storico. La paura nel volto della gente era tanta, troppa. La vita va avanti, il peggio è passato dobbiamo lavorare ma la sensazione di dondolare non passa, così tra colleghe c facevamo forza: “E’ autosuggestione” ci dicevamo. L’ estintore dietro di me però non mente e quando si muoveva avevamo la certezza degli “assestamenti”. Cinque minuti prima della pausa sembravamo quasi più tranquillizzate, quando all’improvviso eccolo ancora, corriamo di nuovo tutte giù, questa volta sembra non finire mai, trenta secondi interminabili. Gente che corre, anziani in lacrime, gente senza maglia e senza scarpe, bambini che attoniti osservano, elicotteri, autoambulanze, polizia, sirene. È appena caduta una palla d cemento ornamentale dalla chiesa vicino l’ ufficio, c’è chi grida di correre fuori dal centro, e mentre ci stringiamo tutti all’incrocio di stradine antiche, la terra batte ancora forte, fortissima. E la mia ansia diventa pianto. Abbraccio la proprietaria del negozio di scarpe, che non conosco ma che non smette di singhiozzare! Sembra uno di quei film che raccontano la fine del mondo. Tutti provano a chiamare, il mio compagno è già a casa perché lavora vicino l’epicentro( San Cesario sul Panaro) e lì hanno mandato tutti a casa alla prima scossa, le fabbriche non sono molto sicure, lo abbiamo scoperto in questi giorni. Le linee telefoniche non prendono e quando mia madre riesce a chiamarmi piange perché l’angoscia di chi è lontana dalle sue due uniche figlie è uguale a quella di chi vive le scosse. Ora che sono a casa con il mio cagnone e con alcuni amici, almeno ci facciamo forza l’uno con l’altro. Non riesco a non aver paura, è un terremoto dell’anima. Un tremore che non dimenticherò mai.

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