mercoledì , 13 dicembre 2017
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Luigi de Martino, il foggiano che dà il La al sabato sera di Rai1 con Gigi Proietti

intervista di Tony di Corcia

Da qualche parte, in quell’immaginario Codice del Giornalismo che soprattuto coloro che non scrivono mai si tacciano di conoscere, accanto all’bsoleta regola delle 5 W deve esserci scritto che mai e poi mai bisognerebbe spacciare per una normale intervista quella che, nella realtà dei fatti, è una conversazione con qualcuno che conosci molto bene: sto per violare manifestamente questa regola.

Luigi de Martino non è un semplice conoscente, per me. Non gli voglio bene: gli voglio benissimo, lo stimo immensamente, per certi versi lo venero. Un culto devotissimo e inscalfibile. Insieme a lui e a un gruppo di collaboratori appassionati e partecipi, abbiamo realizzato un bellissimo giornale che si chiamava (e si chiamerà per sempre, almeno nei cuori nostri e di chi lo rimpiange) Viveur. Settimana dopo settimana ci riconoscevamo nell’obiettivo di creare un magazine bello, interessante, di respiro nazionale, con una personalità propria e riconoscibile (e, non paghi, firmavamo anche servizi e trasmissioni per la tv, la radio, presentazioni di libri, ufficio stampa per eventi più o meno improbabili, senza mai guardare l’orologio e senza chiedere un euro di straordinario, tanto non lo avremmo visto).

Già allora (ci siamo conosciuti nel 2007) lo definivo “il ragazzo perfetto”: giornalista inappuntabile, penna elegantissima, fotografo stupefacente, ma soprattutto musicista colto e raffinato, versatile e misurato, energico e delicatissimo. Sono passati anni da allora e dalla chiusura del giornale ma siamo ancora amici. E, per fortuna, siamo andati avanti e non ci siamo chiusi in casa a scrivere post figheggianti sui social. Luigi, per esempio, ha rispettato il dono del suo talento e si è trasferito a Roma per affermarsi definitivamente come musicista. Da ieri sera sa tutto questo anche il vastissimo pubblico che, su Rai Uno, si è goduto la prima puntata di Cavalli di battaglia: molte delle pennellate di quel variopinto quadro che è lo show con Gigi Proietti sono state stese proprio da Luigi de Martino.

Ho iniziato a collaborare con Gigi a gennaio di due anni fa, quando fui chiamato a suonare le tastiere nello spettacolo che da il titolo al programma televisivo. Inizialmente eravamo un gruppo di quindici orchestrali e abbiamo accompagnato Proietti in giro tra i più importanti teatri d’Italia (il Verdi di Firenze, il PalaGeox di Padova, l’EuropAuditorium di Bologna e tanti altri), prima di portare lo spettacolo alla Cavea dell’Auditorium Parco Della Musica di Roma. Lì si pensò di allargare l’orchestra anche a un folto gruppo di archi per quella che doveva essere la data-evento che avrebbe concluso il tour. Da quel giorno, era il 21 giugno 2015, abbiamo replicato lo spettacolo su quello stesso palco per quasi trenta volte, con il teatro sempre pieno (quasi 5.000 le presenze ogni sera alla Cavea e circa 3.000 d’inverno nella Sala Santa Cecilia dello stesso Parco della Musica, per le repliche invernali al coperto). L’ultima al teatro ai piedi dei Parioli è stata lo scorso 31 dicembre, quando per il secondo anno di fila abbiamo brindato al nuovo anno con i Cavalli di Battaglia. Questa trasmissione porta in scena, in una forma decisamente allargata e ricca di ospiti, lo spettacolo con cui ci esibiamo senza sosta da due anni. Sul palco, tra gli altri, c’è anche la mia amica Carlotta, figlia di Gigi, che conosco da tantissimi anni e con cui collaboro da quando vivo a Roma. Lei, oltre ad essere un’attrice bravissima, ha una voce incredibile.

Visuale dal palco di una replica dello spattacolo al Parco della musica di Roma

La traduzione di questo spettacolo in un linguaggio diverso come quello che caratterizza il mezzo televisivo deve avervi imposto non poca capacità di adattamento.

Suonare in tv in un varietà televisivo è un’esperienza completamente diversa da tutto ciò che ho fatto fino ad ora. Tutto deve essere funzionale ai tempi e agli spazi televisivi, dalla scelta di uno stacco musicale al modo con cui sistemiamo una partitura sul leggio. Ho la fortuna di lavorare con un gruppo eccezionale, il che rende questo lungo soggiorno a Montecatini un’esperienza piacevolissima.

Indubbiamente la prima serata di Rai Uno è un traguardo, una conquista. Audience, visibilità, curriculum impreziosito. Ma Luigi non è un animale da selfie, un collezionista di like, un tipo da valori effimeri. Non si concepisce come un contenitore in vetrina, ma coltiva il suo contenuto. E lo dimostra quando mi spiega che cosa si impara osservando da vicino un simile maestro nel suo habitat naturale, il centro della scena.

Allestire uno spettacolo con un personaggio della sua grandezza è come tornare sui banchi di scuola. Si impara sempre qualcosa a ogni prova, a ogni replica, persino a cena dopo tre ore estenuanti di spettacolo. Da Gigi non ho imparato una cosa in particolare, piuttosto ho avuto la conferma di ciò che ho sempre pensato: che la semplicità e l’umiltà di un artista sono direttamente proporzionali alla grandezza della sua arte.

Stai vivendo un’esperienza straordinaria, che meriti pienamente. Eppure, il tuo sguardo è ancora incantato: quello di un sogno a occhi aperti.

Se qualcuno mi avesse detto che un giorno nella stessa sera avrei accompagnato Claudia Gerini, Alessandro Siani e Claudio Baglioni, o che avrei suonato il tema de La vita è bella con il suo autore e premio oscar Nicola Piovani lo avrei preso per pazzo! Uno dei risvolti più gratificanti di questo trapianto televisivo di Cavalli di Battaglia è che ho avuto modo di conoscere e di collaborare con grandi personaggi del mondo della musica, del cinema del del teatro italiani e internazionali.

Backstage durante prove della prima puntata di Cavalli di Battaglia

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