venerdì , 20 ottobre 2017
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Luana e la sua forchettata di rose

La ventiseienne foggiana Luana Stramaglia è la vincitrice del bando “Bollenti Spiriti, Principi Attivi 2012, Giovani idee per una Puglia migliore”, con il progetto “Fork in Progress”

di Luigi Lioce

Luana Stramaglia

Questa è la storia di una giovane donna dell’Italia del Sud del 2013.
Scusate il tono retorico da “C’è posta per te” e scusate anche se vi facciamo subito spoiler: la storia finisce, o inizia, dipende da come la guardiamo, con una vittoria. Ed è, incredibilmente, non ce vogliano Salvo Sottile e compagnia bella, felice.
“Non abbiate paura di entusiasmarvi.
C’è tantissima gente che mangia il pane bagnato col sudore della fronte dei sognatori. Ci sono tanti sognatori. Meno male che c’è questa dimensione del sogno nella vita: sporgenze utopiche a cui attaccarci”. Questo era l’invito di Don Tonino Bello agli uomini e alle donne della sua generazione: non temete di essere audaci, diceva. Un appello che diventa quasi una preghiera laica, oggi.
L’immaginazione e la caparbietà a tendere lo sguardo e le forze verso le proprie visioni, speranze, hanno effetto concreto sulla realtà se riusciamo ad andare oltre le mille barriere all’entrata che sembra ci siano ovunque, dentro e fuori. Se riusciamo a dire “si può fare”, nonostante tutti i nonostante.
Dopo l’incipit apparentemente Zen, veniamo a noi e a Luana. Infatti, la dottoressa Stramaglia, laureata in Scienze Politiche a Roma, ha a che fare con noi e con il nostro territorio, dopo un master in Euro sviluppo e tante altre parole in inglese che stanno per “sappiate usare bene i fondi europei per il locale”, è tornata all’ombra delle tre fiammelle foggiane e ha avuto (assieme alla sorella Tonia, classe 1989) una intuizione, un’idea. Si è azzardata a sognare. Potremmo dire, citando in un colpo solo decine di autori, che ha trovato il  tesoro nel suo giardino, sotto il suo letto.

Luana ha osservato suo nonno, che per un tragico evento in campagna ha perso una gamba e ora lo stesso amore per i frutti che prima coltivava, lo riserva e riversa nel cucinare, nel preparare ricette per le persone che ama. Osserva e ascolta suo nonno Peppe mentre impasta e condisce, e le viene in mente che la cucina può essere il luogo giusto per far incontrare generazioni lontane. Realizza prima nella sua mente e poi su carta (grazie all’opportunità del bando regionale che garantisce un finanziamento a fondo perduto di 25 mila euro) il progetto di un ristorante che diventi luogo di educazione e dove in cucina ci siano un anziano e un giovane, seguendo l’immagine del nonno e del nipote. Un anziano o una anziana a rischio di emarginazione sociale che cucini assieme a un ragazzo o a una ragazza e racconti la sua storia, tra la cottura della frittata con le cipolle e le orecchiette tra le dita. Ce li immaginiamo così.
“Fork in progress”, questo il nome del progetto vincitore, unisce il cook business, (se non cucini e non ha una web tv che lo dimostri non sei nessuno) e il social business che punta, ad accrescere il capitale sociale del territorio. Tra le prime collaborazioni che si realizzeranno all’interno del ristorante che aprirà entro la fine dell’anno a Foggia, quella tra la fondazione Maria Grazia Barone, luogo di cura per anziani, e l’Istituto Einaudi di Foggia che ha un indirizzo alberghiero.

La storia di Luana e la presentazione del suo progetto sono stati raccontati ieri durante il convegno “Il Pane e le Rose” tenuto al Dipartimento Umanistico dell’Università degli Studi di Foggia, a conclusione del corso di “Progettazione e Valutazione dei sistemi educativi e formativi” condotto dalla professoressa Antonia Chiara Scardicchio, che ha presentato Luana come l’esempio incarnato tra logica e fantastica, metodo e sogno.
Il titolo, immaginiamo ci siate arrivati ma vogliamo lo stesso dare la nostra interpretazione, vuole dimostrare che con i sogni, con lo studio e la cultura, con i versi delle poesie, si può mangiare, perché si può immaginare e realizzare. Ed essere felici. Addirittura.

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