lunedì , 25 settembre 2017
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LO STRAORDINARIO CASO DI DONATO MANDUZIO

Donato Manduzio nasce a San Nicandro Garganico nel 1885 da una modesta famiglia di braccianti. A causa della sua situazione economica non poté dedicarsi agli studi imparando a leggere e a scrivere solo durante il servizio militare.
Durante la prima guerra mondiale subì un operazione alla gamba che lo lasciò per sempre claudicante. Questo handicap lo portò a dedicarsi completamente alla lettura di non solo di romanzi ma anche di almanacchi e libri di scienze occulte, tanto da ritenersi capace di applicare arti magiche e taumaturgiche. Iniziò, così, a professare l’arte del guaritore:

« Dopo avere veduto che tutto era falsità, incantesimi di profumieri e imposture mi venne odioso dire alla gente cose false e pregai la Verità che, se esiste un Essere che ha creato il Mondo e lo governa, e che è un Dio di Giustizia, volevo servirlo in Verità. Ora avevo molti amici che venivano per essere istruiti sull’epatta della Luna e su altre cose che sapevo false e che quindi insegnavo malvolentieri. » (Donato Manduzio nel suo Diario).

Tutto ebbe inizio nella notte tra il 10 e l’11 agosto del 1930 a San Nicandro Garganico, quando, nella sua piccolissima casa imbiancata a calce, il claudicante Donato Manduzio ebbe una visione:

« Nel 1930, nella notte tra il 10 e l’11 agosto, ho avuto una visione: mi trovavo nell’oscurità e sentivo una voce che mi diceva: “Ecco, vi porto una luce”. Ho visto, nelle tenebre, un uomo che teneva in mano una lucerna spenta che non illuminava. E gli dissi: “Perché non accendete la lampada che avete in mano?”. E l’uomo disse: “Non posso, non ho fiammiferi. Ma voi ne avete!”. Allora ho guardato la mia mano, e, infatti, tenevo un fiammifero già acceso. Perciò tolsi di mano la lanterna già tutta preparata, con l’olio e lo stoppino, e l’accesi, e le tenebre si dissolsero e la visione sparì. Ma non conoscevo il suo significato e la serbavo nel mio cuore. E il giorno dopo mi trovavo in un terreno di mia proprietà, a circa un chilometro dal paese, ed ecco un conoscente venne da me con una Bibbia in mano. Ma io non conoscevo la Bibbia, non l’avevo mai vista. Gli dissi: “Perché non ve ne servite?”. Ed egli mi rispose: “Me l’ha data un protestante, ma io non la capisco; voi invece la comprendete, ne sono certo, perché ne sapete più di me”. Ed io presi il libro, e aprii la prima parte e, con grande stupore, vidi la Creazione, e come l’Eterno esisteva prima che la Terra fosse creata, e come egli creò ogni cosa da solo. E poi, una luce si accese nel mio cuore, e, ricordandomi della visione della notte precedente, mi venne in mente che, nel mio sogno, la Bibbia era la luce. Subito dichiarai ai popoli il Dio Unico e le parole del Sinai e come il Creatore riposa il sabato, e confermai l’unità del Creatore che non prende consiglio da altri, perché nessuno è esistito al di fuori di lui. E celebrai la solennità del Creatore nella distesa dei cieli. » (Donato Manduzio nel suo Diario)

La lettura approfondita dell’antico testamento creò in lui uno sconvolgimento tale da portarlo a distruggere in casa sua le statue e le immagini di Cristo, della Madonna e dell’Arcangelo Michele, in quanto segni di idolatria.
Iniziò a diffondere tra amici e vicini il messaggio ricevuto, e in tre seguirono la sua predicazione: Matteo Palmiero (morto nel 1937), Matteo Cataldo e Antonio Bonfitto; in seguito si aggiunsero anche il calzolaio Francesco Cerrone, Rocco di Paola (cugino di Antonio Bonfitto) e pochi altri.
Così, se pur inconsapevole, Donato abbracciò la dottrina dell’ebraismo. Fatto strano è che il bracciante non sapeva neanche dell’esistenza reale degli ebrei, che riteneva ormai scomparsi.
Tuttavia, un venditore ambulante lo informò che «le città sono piene di quel popolo», dandogli indirizzi di alcuni ebrei di Firenze e Torino. Donato non perse tempo e contattò con una lettera la comunità torinese, che lo indirizzò verso il rabbino di Roma, Angelo Sacerdoti.
Egli inviò due lettere al Rabbino per chiedere il riconoscimento ufficiale dell’appartenenza al popolo ebraico. Anche se non ricevette alcuna risposta il tenace bracciante ed i suoi più cari amici non si diedero per vinti, ed all’invio di una terza lettera ricevettero la tanto desiderata risposta del Rabbino. Fino ad allora la maggior carica ebraica italiana non aveva risposto per due motivi:

«1° perché non credo che l’argomento che era ivi accennato potesse essere oggetto di corrispondenza concisa quale si addice alla cartolina postale, 2° perché non ho creduto si trattasse di cosa seria, ma bensì di uno scherzo più o meno spiritoso, dato appunto l’uso della cartolina». E spiega che: «la insistenza Sua mi induce ora a rispondere alla Sua lettera del 29 settembre, lettera che quantunque abbastanza diffusa non mi spiega chiaramente cosa Ella e i Suoi anonimi compagni desiderano. Si intuisce una crisi di coscienza, e un desiderio non ben definito di abbracciare l’Ebraismo». Il Rabbino concluse con queste parole: «Scrivete perciò diffusamente e meglio ancora sarebbe se qualcuno di voi avesse occasione di venire a Roma ove potrebbe avere un colloquio con me, colloquio che sarebbe indubbiamente più esauriente di una lunga corrispondenza».

La risposta non tardò, e fu una frase umile che solo il tenace Donato poteva dare:

«Non ho sentito la Santa Parola da nessuno, ma ne ho avuto la rivelazione direttamente da Dio, come dice nostro padre Abramo»

E così il 22 ottobre, alla presenza del rappresentante del rabbino di Roma, viene inaugurata la sinagoga di San Nicandro Garganico: una abitazione povera come le altre, con l’essenziale per il culto ebraico.
La vita dei neo ebrei scorre tranquilla sino al settembre del 1938, quando furono emanate le leggi razziali in Italia. Il Rabbino Capo di Roma cercò di evitare la persecuzione alla povera gente del piccolo paese del Gargano, scrivendo a Manduzio:

«Voi non siete ebrei, perché non siete nati ebrei, e d’altra parte la vostra conversione non è stata mai legalizzata»

Ma Donato rispose sdegnato che era Ebreo e come tale voleva essere riconosciuto, costi quel che costi. Così, la vita della comunità proseguì tra l’ostilità delle autorità fasciste, scandita dalle principali festività ebraica ma anche da frequenti discordie interne, fino a quando gli Alleati entrarono anche a San Nicandro. Tra loro, dei soldati ebrei della VIII armata britannica, che appresero con stupore dell’esistenza di quello stranissimo gruppo di ebrei garganici. Dai frequenti contatti con questi soldati nacque la prima idea di emigrare in Israele.
Finalmente il 4 agosto del 1946 gli ebrei di San Nicandro videro compiuto il loro sogno: ricevettero la circoncisione. Compiuta la missione di convertire se stesso e i suoi seguaci all’ebraismo, Davide Manduzio morì poco tempo dopo, il 15 marzo del 1948. L’11 novembre del 1949 gran parte degli ebrei di San Nicandro partirono per la Terrasanta.

Daunia Stupor Mundi vi lascia con le parole di Elena Cassin (scrittrice del romanzo “San Nicandro. Un paese si converte all’ebraismo.”) attraverso una storia di uno spettacolo di Moni Ovadia:

“Un ebreo novantenne di origine ucraina – un uomo che nella vita ne ha viste di tutti i colori – incontra nella metropolitana, a New York, un uomo di colore con l’abito e l’acconciatura tradizionale ebraici. Non crede ai suoi occhi, e non resiste alla tentazione di parlargli. Gli si avvicina e gli chiede: “Scusi, non riesco a fare a meno di farle una domanda. Ma a lei, essere nero non bastava?” A questo punto il pubblico ride ed applaude. La storia finisce lì.

Nessuno sa quale sia la risposta del nero ebreo. A nessuno interessa. Eppure io so che in quella risposta c’è la morale della storia singolare di Donato Manduzio e dei suoi.”

Bibliografia di riferimento:
La profezia non ebraica di Donato Manduzio a San Nicandro. www.cesnur.org
Vigilante A. (2009). La singolare storia di Donato Manduzio e degli ebrei garganici.
Cassin E. (1995). San Nicandro. Un paese si converte all’ebraismo. Corbaccio, pag. 47

Daunia Stupor Mundi

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