giovedì , 17 agosto 2017
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L’importanza di non essere juventini…a teatro

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di redazione

[ATTENZIONE: articolo sconsigliato a chi non è dotato di autoironia applicata alla passione per il calcio]

Rieccoci qui, a poche ore dal fischio d’inizio del campionato di calcio di Serie A 2016/2017.

Quando si passa ai fatti spesso di usa l’espressione le chiacchiere stanno a zero ma quando si parla di calcio funziona esattamente al contrario: appena la palla inizia a girare per il campo le parole, i pareri, le opinioni, gli insulti, le grida e i cori si moltiplicano. Tutti, o quasi, sono già nettamente schierati e hanno emesso i loro pronostici; altri preferiscono fare gli esperti col senno di poi. Insomma, di parole a vanvera se ne dicono tantissime, che bello!

Noi oggi invece che allo stadio vi portiamo a teatro: un posto in cui le parole e la recitazione non sono imporanti, no, sono le uniche cose che contano, per parafrasare la famosa battuta (in quel caso riferita alla vittoria) di Giampiero Boniperti, mito bianconero che ci introduce dunque nella spettacolo che vogliamo presentarvi: L’importanza di non essere juventini. Ebbene sì.

Il mondo della letteratura e del teatro è ricco di opere che sostengono L’importanza di come la commedia L’importanza di chiamarsi Ernesto di Oscar Wilde per citarvi l’esempio forse più famoso. Qui invece ci troviamo in presenza di un trattato sull’importanza di NON essere qualcosa, di farsi minoranza, di scegliere di essere bersaglio dei dardi dell’avversa fortuna per dirla con Sheakespeare o dei Mai una gioa per dirla con Facebook.

L’importanza di non essere juventini è scritto da Fulvio Maura, Angelo Sateriale, Alfonso Biondi e Valerio Vestoso e diretto e interpretato da Fulvio Maura ed Angelo Sateriale.

Perchè uno spettacolo teatrale sull’importanza di non essere juventini?
La sinossi ci risponde dicendoci che Il calcio è passione. Il calcio è esaltazione collettiva. Il calcio è l’orgoglio di identificarsi in una maglia, in una città, in un popolo. Il calcio è l’isteria dell’esultanza, è l’urlo liberatorio dopo un gol. Ma Il calcio non è solo gioia, a volte è anche dolore, sofferenza, ingiustizia, sopruso, raggiro, malafede. Altre volte è rivincita, riscatto, raggiungere un traguardo insperato, è la magia di rinascere dalle proprie ceneri. In definitiva il calcio è lo sport più bello del mondo perché è lo specchio della vita e della società. Ed il calcio in questo spettacolo diviene un pretesto per parlare delle brutture della nostra cultura, dei vizi della nostra nazione, perché il calcio in Italia parla dell’Italia, è la nostra metafora, è la nostra rappresentazione, una rappresentazione pura, dove si scorgono distillati tutti i nostri pregi
ed i nostri difetti.  L’importanza di non essere Juventini è un viaggio tutto italiano all’insegna della sportiva e drammatica comicità.

Fulvio Maura durante un momento dello spettacolo.
Fulvio Maura in un momento dello spettacolo.

 

Abbiamo fatto qualche domande all’autore e attore Fulvio Maura (in foto) per farci raccontare meglio questa pazza idea:

1) Senza fare nomi, c’era uno juventino tra i quattro autori?

Posso dire una cosa: lo spettacolo ci è venuto in mente, mentre io ed Angelo Sateriale parlavamo di calcio, come spesso accade, tra uno spettacolo ed un altro. Lui tifoso del Napoli, io della Roma. Accomunati da una rivalità sportiva nei confronti della Juventus, non tanto dovuta al numero di vittorie, ma al modo in cui queste vittorie, in alcune occasioni sono arrivate. Ma questo spettacolo non parla solo di calcio, il calcio è un espediente, per parlare dell’opportunismo, della sopraffazione, dell’arroganza e della cattiva educazione, che abitano la nostra nazione. Molto d’accordo con noi anche gli altri due autori, anche loro come Angelo campani, ed essendo anche loro tifosi del Napoli, hanno appoggiato in pieno la nostra filosofia.

2) In teatro l’apprezzamento del pubblico è verificabile in tempo reale, come è andata? L’hanno presa bene, sono riusciti ad andare oltre la provocazione artistica o ci è scappato qualceh buu?

Devo dire che ormai abbiamo superato il muro delle 20 repliche, lo spettacolo è progredito ed è migliorato di replica in replica e il feed back del pubblico è stato sempre molto positivo. Sono venuti a vederci anche tanti juventini, evidentemente quelli dotati di autoironia. Hanno apprezzato lo spettacolo, molti sono venuti a farci i complimenti dopo lo spettacolo, ma non hanno indietreggiato di un passo la loro posizione. Purtroppo per loro. E tenevano a farcelo sapere.

3) Alla vigilia di questo campionato che molti prevedono sarà dominato dalla Juventus, quanto è importante riportare nei teatri il vostro spettacolo?

E’ importante, anzi fondamentale, sensibilizzare la popolazione, perciò stiamo lavorando per portarlo nuovamente nei Teatri di tutta Italia. Già sono state concordate nuove date per la stagione 2016/2017: dopo essere stati in Calabria, Puglia, Lazio, a Roma 2 volte, a Salerno e Benevento, approderemo in Toscana, di nuovo in Puglia, poi Avellino, Caserta, e stiamo lavorando per Firenze e il nostro sogno: TORINO. Insomma un vero e proprio tour. Ci teniamo a farlo conoscere a più persone possibile. E quando scendiamo in Puglia ti aspettiamo.

 

Leggi la recensione dello spettacolo a cura di Paolo Leone su Corriere dello Spettacolo.

 

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