martedì , 17 ottobre 2017
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La sera in cui H.e.r. e Bowie mi convinsero che l’arte può salvarci

Planet Earth is blue and there’s nothing I can do 

La sera in cui H.e.r. e David Bowie mi convinsero che l’arte può salvarci

Isole Tremiti – Riprese del cortometraggio “Erma”

È una tiepida serata di inizio autunno: chiuse le saracinesche dei negozi, spente tutte le luci negli uffici. Qualcuno ancora si attarda a passeggiare sul corso principale della città, prima che dal mare non salga troppa umidità a rinfrescare l’aria e arruffare i capelli delle signore. È l’ora fluida in cui il giorno transita verso la notte, controra anche questa.

Erma decide di darmi appuntamento sotto la casa dei suoi genitori. Poco più in là si intravede il porto di Manfredonia. Vedendomi arrivare, trafelata, mi viene incontro. Il rosso Tiziano dei capelli e del rossetto, il suo sguardo ceruleo, sono uno squarcio di colore nella luce bianca al neon dell’illuminazione pubblica. Indossa un piccolo abito nero, tagliato a cuore sul seno, corto da lasciarle scoperte le lunghe gambe e far intravedere, quando il passo diventa più svelto, l’elastico delle autoreggenti. Ai piedi un paio di francesine in vernice nera, il cui tacco basso mi sembra un gesto di cortesia nei confronti della mia persona, tanto più minuta se accostata alla sua figura statuaria: «Ciao tesoro, come stai? Camminiamo un po’?», mi dice con voce flautata. Camminiamo.

Camminiamo l’una accanto all’altra, attraversando le strade del centro. Su di noi che passiamo avverto lo sguardo di molti. Alcuni rivolgono ad Erma un saluto e un sorriso, che lei restituisce senza risparmiarsi, per poi rifarsi subito di nuovo seria, non appena passiamo oltre.

Lo sguardo assorto, le dita che affondano nervose nella seta nera della borsetta: stasera Erma risparmia parole. Passiamo davanti allo storico Bar Aulisa: «Qui venivo con mio padre la domenica a comprare il gelato. Allora era a due piani poi, vedi, ci hanno messo una banca…».

Di questa e di altre piccole cose ordinarie e di poco conto parliamo io ed Erma, lasciandoci dietro il suono dei suoi tacchi e molti attimi di silenzio, come promesse di confidenze che non hanno ancora trovato il coraggio di affiorare alle labbra.

Attraversiamo un’anonima piazzetta vicina al lungomare. Pochi lampioni accesi, un paio di bar ancora aperti e da un lato una piccola gradinata di cemento grigio. Immagino il grande movimento che deve esserci in estate. Ora invece la piazza sarebbe deserta se non fosse per due ragazzini seduti su una panchina, persi nei cappucci delle loro felpe. Uno dei due ha in braccio una chitarra acustica.

Al nostro passaggio si levano gli accordi gravi e cadenzati di una canzone che non riconosco, forse perché in fondo si tratta di quattro accordi messi in fila a caso. Non so, non ci penso più di tanto. Erma invece a quel suono si ridesta improvvisamente, quasi richiamata da una vibrazione interiore, ferma il passo con un saltello infantile e si volta verso il suono della chitarra. Quella musica è per lei. Canta:

Ground control to Major Tom

Ground control to Major Tom

Take your protein pills

an put your helmet on…

Space Oddity, David Bowie. Un occhio di bue illumina all’improvviso la sua figura e la piazza diventa palcoscenico. Canta, stringendo il pugno ispirata, assume una posa plastica e teatrale, chiude gli occhi ed è a migliaia di chilometri dalla Terra insieme al Maggiore Tom. Ed io con loro.

For here
Am I sitting in a tin can
Far above the world
Planet Earth is blue
And there’s nothing I can do…

Credo che Erma abbia preso posto su una panchina, in un angolo buio. Quella che sto vedendo esibirsi, equilibrista sul labile confine tra reale e surreale è già H.e.r.

Lei: sopra le righe e le definizioni, incarnazione della granitica volontà di vivere la vita come opera d’arte, perché non esistono altre strade possibili se non quella di praticare ad ogni costo la bellezza e il non ordinario.

Planet Earth is blue and there’s nothing I can do“. E in quel blue più che una precisazione cromatica mi sembra di poterci trovare uno stato d’animo dal quale prendere distanze stellari. La Terra è un pianeta triste e malinconico – blue – eppure tutto ciò in questo momento sembra non riguardare H.e.r, lontana mille miglia da ogni bruttura. Ecco, non c’è nulla che lei possa fare se non servirsi dell’arte come resistenza e scudo contro la banalità, la tristezza, contro il cemento grigio di questi gradini.

Gli accordi dell’assolo finale di Space Oddity seguitano a riecheggiare metallici ancora per pochi attimi, poi il buio inghiottisce la piazza ed insieme H.e.r. Quando riaffioriamo nella realtà siamo di nuovo io ed Erma, che camminiamo a passi brevi. Immagino che a questo punto mi dirà qualcosa, forse cominciando con il motivo stesso di questo appuntamento a Manfredonia, inaspettato per me che la penso continuamente in tour, o a Roma. Poi, all’improvviso:

«La salute di mia madre è molto peggiorata. Sono venuta a casa per starle vicina e dare una mano a mio padre». Dice tutto d’un fiato, guardando in un punto lontano davanti a sé. «Prima di scendere l’ho fatta cenare e l’ho messa a letto, anche se ha fatto un po’ i capricci… Sono diventata madre… di mia madre! Io?!» Ride e non le sembra vero. «E anche se sono molto stanca, non puoi immaginare quanto mi senta utile… e viva!». La ascolto e non aggiungo nulla alle sue parole; le labbra mi si increspano di tenerezza.

«Ho scritto un nuovo pezzo in questi giorni, gliel’ho suonato al piano. Mi ha sorriso tutto il tempo… credo che le sia piaciuto. Magari lo registro, che ne pensi?». Annuisco, le sorrido, non dico niente.

Penso però, penso che in quel preciso istante Erma ed H.e.r. si siano abbracciate e poi prese per mano, che abbiano fatto pace come sorelle, una volta per tutte. Penso che ancora una volta l’arte – il fare arte – sia l’unico modo per sopravvivere a noi stessi e agli altri, darsi e dare gioia, sfondare la dimensione del domestico e volare lontano, fino ad arrivare dove il Pianeta Terra non ci appaia come un puntino blu, fino a guardare ogni cosa da una prospettiva altra.

——

Racconto scritto da Annalisa Mentana durante la preparazione di Erma, il cortometraggio contenuto in Past Forward: la serie per il web prodotta da Apulia Film Commission, in esclusiva su Repubblica.it.

Episodio 4 – 2000: Erma
Completato il suo percorso di transizione di genere sessuale, la violinista H.e.r. riflette sulla musica quale strumento di affermazione della propria identità di artista e donna. Sullo sfondo, le Isole Tremiti

 

Cretids

Prodotto da Apulia Film Commission
Presidente – Maurizio Sciarra
Delegato di Produzione – Daniele Basilio
Amministratore – Cristina Piscitelli
Supervisione post produzione – Massimo Modugno
Assistente amministratore – Andreina De Nicolò
Assistente di produzione – Raffaella Delvecchio
Comunicazione – Toni Cavalluzzi
Ufficio Stampa – Nicola Morisco

Con
H.E.R.
Ketty Volpe
e con Compagnia Eleina D: Claudia Cavalli – Vito Cassano – Anna Moscatelli – Claudio Vitale – Roberto Vitelli

Regia – Luciano Toriello
Soggetto – Annalisa Mentana e Luciano Toriello
Sceneggiatura – Annalisa Mentana
Produzione esecutiva – Luciano Toriello
Fotografia – Luca La Vopa
Montaggio – Luciano Toriello
Presa diretta / Post audio / Sound design – Renato Minichelli
Colonna sonora originale – H.E.R.
Coreografie – Claudia Cavalli – Vito Cassano – Anna Moscatelli
Make-up Artist – Laura Cacciapaglia
Aiuto Regia / Assistente pre-produzione – Annalisa Mentana
Operatore – Luca La Vopa
Assistente operatore – Andrea Ferrante
Operatore APR – Luigi Iovane
Operatore camera APR – Andrea Maggi
Assistente Make-up Artist – Alessandra Petragallo
Attrezzista / Fx – Tommy Rossano
Color grading – Andrea Ferrante
Match move – Nicola Nardone
Compositing / Truke – Luciano Toriello
Traduzioni – Antonio Toriello
Assistente audio Grotte di Castellana – Giuliano Scarola
Fotografo di scena – Pino Maiorano

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