giovedì , 17 agosto 2017
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La prima e ultima cena

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Quello che segue è un breve estratto di “Ominidi e Donne”, il racconto-monologo che l’autore Adelmo Monachese sta portando giro in tutta Italia a caro prezza, si tratta pur sempre di mettere a nudo i propri sentimenti. 

(L’autore ricorda che è disponibile per matrimoni, cresime, comunioni, battesimi e riti di affiliazione ad organizzazioni mafiose)

La prima e ultima cena

Ero a cena a casa di una vera bambolina sexy. Aveva una scollatura che per tuffarmici  dentro avrei  dovuto organizzare un evento sponsorizzato dalla Red Bull che avrebbe fatto invidia a Baumgaetner. Mi aveva raccattato in una cantina la sera precedente non ricordo per quale motivo. Credo avesse perso una scommessa con le amiche e io ero il pegno da pagare.
Era la cena della notte di Halloween. Molto simpaticamente la mattina mi inviò il menù che prevedeva fantasie di fritti avariati, farfalle con crema ai formaggi putrefatti, timballo decomposto e torta della nonna defunta. Una volta a tavola capii quanto fosse poco legata a questo genere di festività da importazione e quanto quel menù fosse fedele al suo contenuto. Oltre alla cena questo angelo dalle mani di feta da buona padrona di casa offrì uno spunto per una conversazione degna delle cibarie: “Il wc s’è otturato”, le dico “Mi dispiace,” con un’espressione molto sofferente derivata da una corretta masticazione quanto mai inopportuna, “Non m’intendo di queste cose”, e lei “Fa niente, se hai bisogno vai al bagno tranquillamente, al massimo ci trovi solo un po’ di ciclo”. Mai più relazioni tampone, mi dissi, cogliendo al volo l’involontario gioco di parole.

Ora sto con una donna favolosa, stiamo bene insieme, ci siamo trovati per puro caso. Credo avesse perso una scommessa con il destino e io ero il pegno da pagare. La sera esce con me sotto falso nome. Ma prima! Quante storie improbabili. Quanti miseri tentativi.

Una volta ero in macchina con la mia ex, dopo aver fatto l’amore mi fa: “Tesoro, esprimi un desiderio!”, io: “Un po’ d’acqua fresca, e tu?”, lei: “Io vorrei stare a casa tua, vicino al camino acceso, magari sul tappeto, ma non quello che hai tu, mi piacerebbe uno di quelli rotondi che ho visto in un negozio bellissimo, poi magari potremmo rivolgere i divani verso il fuoco e, magari, prendere quel tavolino basso che hai in camera per metterci il cestello del vino e poi magari…”,

“Poi cosa? Fammi capire, io voglio un bicchiere d’acqua e tu vuoi ristrutturare casa mia?” – “Dai amore, lo sai come sono fatta, vado a momenti”,

“Vai a momenti? E perché in questo momento non vai và…”. E poi aveva la mania delle scarpe. Attenzione. Le calzature femminili piacciono anche a me, possono fare la differenza ma lei un giorno si mi presentò con questo paio di scarpe assolutamente ordinario, anzi, anonimo, di D&G, 400 Euro.

“400? Sentiamo…”

“Edizione limitata”

“Anche le mie! Tutte lo sono! Non è che hanno deciso di produrre un paio di scarpe per sempre (immagino Gabbana: “Dolce, queste scarpe sono bellissime, le vorrei produrre per sempre”). Non c’è mica una fonte di scarpe da cui sgorgano calzature all’infinito!”

“Si ma queste hanno un numero di serie”

“Anche le mie, si chiama codice a barre!”

Finì presto anche con lei. Eravamo incompatibili. Io sono taciturno, lei era wind.

Vi dicevo, ora sto con questa ragazza meravigliosa,  è leggera e al tempo stesso profonda e brillante. Dice sempre la cosa giusta al momento giusto, come un personaggio di uno dei film di Woody Allen, tipo  Danny De Vito. Siamo andati d’accordo fin da subito e fino a quando il destino non ha deciso di declassare la straordinarietà del nostro rapporto con la omicida asetticità di un’agenzia di rating facendo arrivare tra noi il libro “Perché le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere?”. Dagli stessi autori di “Perché gli uomini lasciano sempre alzata l’asse del water e le donne occupano il bagno per ore?”. Libri basati su dati scientifici, da come avrete intuito dai titoli. Il libro spiegherebbe le differenze tra uomini e donne, partendo dalla preistoria. Non sono male, solo che cerco di farle presente che parlano di studi condotti su individui semplici, dagli istinti primitivi, dal cervello non sviluppato, che badano solo ai bisogni primari, alle loro pulsioni, che hanno un’organizzazione sociale tipica del branco, hanno bisogno di un capo che sia forte, che dica loro cosa fare, magari questo capo è al di sopra delle leggi che lui stesso emana, tutte cose che per noi al giorno d’oggi sarebbero inconcepibili, poiché ci siamo evoluti. Qui dice che il dna di un gorilla è identico al nostro al 97,5 % e, per recuperare quel 2,5 di differenza, basta che ti fai togliere i capelli dalla nuca e te li fai trapiantare in fronte. E’ vero, rimaniamo animali, ma alcuni di noi si sono un minimo evoluti! Il libro stesso dice delle differenze genetiche tra uomo e donna, ma lei no, travisa tutto per sostenere la sua parte.

“Noi donne pianifichiamo, noi pensiamo a tutto, voi reagite e basta”

“…”

“Eh?”

“Oh!?”

A casa ormai mi sembra di vivere in laboratorio. Mi osserva, prende appunti.

“Vedi? Voi uomini avete una visuale limitata. Ad esempio tu, non trovi mai quello che cerchi in frigo mentre noi donne con uno sguardo ne visualizziamo tutto il contenuto”

“È che noi uomini siamo disturbati dalla vista di tutto il contenuto mentre cerchiamo la uniche due cose di cui abbiamo bisogno: una birra…”

“E l’altra?”

“E l’altra dopo sennò si fa calda”

“E come spieghi il fatto che l’anno scorso nel Regno Unito 4.132 persone sono state investite e nel 65% dei casi alla guida c’era un uomo?”

“Sarà perché a noi l’auto non si spegne ogni 10 metri”

Diversità, non paragoni. Insiste con il campo visivo più ampio che hanno le donne che si è sviluppato perché dovevano badare alla tana e nello stesso tempo ai possibili pericoli per i piccoli. Dando per buona questa teoria dovrebbe essere altrettanto vero che nel corso dei milleni questo campo visivo dovrebbe andare diminuendo visto che ora abitiamo in strutture solide e sicure e i pericoli non sono dietro ogni angolo. Ma. Ma. Ma. Mi sono reso conto sulla mia pelle di quanto le donne vadano ampliando sempre di più questa visione periferica estesissima che può arrivare fino a 180  gradi sfuocando però l’attenzione al centro. Me lo ricordo ogni volta che al ristorante il cameriere posa il conto sul tavolo.

Adelmo Monachese

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