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La Lucera araba di Federico II

Lo stato di città privilegiata fu perso con la conquista da parte dell’imperatore greco Costante III, che la distrusse del tutto; da allora Lucera rimase una semplice borgata vescovile per ben sei secoli fino alla venuta di Federico II.
Correva l’anno 1223, in cui Federico II sconfisse i musulmani ribelli di Sicilia. Anziché giustiziarli, come era uso dell’epoca, l’imperatore svevo li graziò. Giudicando imprudente lasciarli nelle terre siciliane, dove le loro tradizioni d’indipendenza erano troppo vive ed era per loro troppo facile, in caso di rivolta, ricevere aiuti dai fratelli d’Africa, e non volendo neppure privare i suoi Stati di una tale valida e industriosa popolazione con una espulsione, egli si decise a spostarli sul continente italiano. La massa degli Arabi di Sicilia fu dunque per suo ordine trasportata a Lucera. A tal proposito fu costruita una enorme fortezza dove gli arabi vivevano separati dai cristiani della città. Dopo aver visto sedata la loro ultima rivolta, gli stranieri musulmani si rassegnarono al loro destino, legandosi con ardore e devozione al sovrano per averli nuovamente risparmiati. Gli Arabi furono soggetti al servizio militare, diventando uno dei nuclei più vincenti dell’esercito svevo e il più devoto all’imperatore. E con loro anche Lucera con la sua fortezza divenne la principale roccaforte dell’impero svevo.
Dopo la rottura tra Federico II e il papa, la presenza dei musulmani in una città cristiana fu utilizzata dal papa per aizzare contro l’imperatore svevo l’intero mondo cristiano.
Dopo la morte di Manfredi e, quindi, la scomparsa della famiglia Hohenstaufen in territorio italiano, i saraceni di Lucera si sottomisero al nuovo conquistatore in cambio del mantenimento dei privilegi e delle leggi speciali. Ma la fede nutrita in passato per lo Stupor Mundi e la famiglia sveva non morì mai. All’annuncio dell’arrivo di Corradino in Italia, furono nuovamente issati gli stendardi della Casa Sveva sulle torri della fortezza, cosicché Lucera ridiventò il punto di coagulo dei Ghibellini nel Sud della penisola.
Carlo d’Angiò volle tentare di far capitolare la roccaforte prima che il suo antagonista arrivasse dall’Alta Italia. Ma dopo parecchi mesi di inutili attacchi, dovette togliere l’assedio per avviarsi verso Corradino. Quando l’ebbe vinto e ridotto a morte, tornò davanti a Lucera nel 1269. I musulmani si difesero strenuamente ma, dopo un lungo assedio, furono costretti a capitolare per fame. Ma Carlo non volle assolutamente privarsi dei servigi di guerrieri valorosi, come lo erano gli arabi; imitando Federico II, concesse a loro salva la vita e di rimanere nella città in cambio però della sottrazione dei privilegi e del governarsi autonomamente, e ponendoli sotto il controllo di una sua guarnigione di sessanta lance. Nello stesso tempo, in ricordo della sua vittoria e al posto della principale moschea della città, ordinò di costruire una grande chiesa dedicata alla Vergine al posto dell’antica Cattedrale, dando alla città il nome ufficiale di Lucera Christianorum.

Bibliografia di riferimento
Grittani D. (2000). Verso Sud. Diari, novelle e poesie sulla Capitanata dal Quattrocento ad oggi. Claudio Grenzi Editore. Pag. 35-36

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