mercoledì , 18 ottobre 2017
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La globalizzazione del cibo non parla come mangiamo

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di Adelmo Monachese

Volendo dare una data d’inizio all’utilizzo della tecnologia nel mondo del trattamento delle materie prime per l’alimentazione umana possiamo pensare al 21 Giugno 1834, quando il 22enne Cyrus Hall McCormick ottenne il brevetto per la mietitrice rendendo possibile il processo che ha portato poi alla nascita delle facoltà di esperti della comunicazione e altre braccia rubate all’agricoltura. Da questa data ebbero inizio nuovi problemi per il mondo dell’agricoltura a causa di chi sfrutta l’avanzamento tecnologico per defraudare il consumatore finale e anche se abbiamo accennato al lavoro nei campi e perdita di manualità non stiamo parlando del digitale terrestre.

Eurispes* e Coldiretti** nel loro terzo rapporto del 2015, dopo quelli del 2013 e 2011 (ne hanno comunque più di me) su agromafie e crimini alimentari forniscono un vasto menù di truffe e speculazioni a danno dell’industria enogastronomica certificata italiana. Il volume d’affari di questo fenomeno criminale è cresciuto del 10% in un solo anno arrivando ad un fatturato di 15,4 miliardi di euro, di questo passo supererà presto i business principali delle organizzazioni criminali come la droga, la prostituzione e l’appalto per la realizzazione dei prestampati per gli avvisi di garanzia destinati a parlamentari e senatori.

Il danno maggiore al made in Italy è dato dall’italian sounding, e questa volta la pronuncia inglese di Rutelli non c’entra. Si tratta della pratica illecita di conferire ai prodotti del tutto stranieri dei nomi che richiamano false origini italiane, rendendoli così più appetibili, il processo inverso della presentazione di realtà nei confronti delle quali noi italiani sentiremmo dei sentimenti avversi e che ci vengono presentati con termini che richiamano lingue straniere come spending review, gaffe o Den Harrow . Alcuni dati: il fatturato dei prodotti “italian sounding” venduti all’estero è di 60 miliardi di euro, per utilizzare il metro di paragone più comune in Italia basti pensare che una banconota da 60 miliardi di euro è grande quanto un campo da calcio. Il danno per l’industria agroalimentare italiana per i prodotti consumati solo negli Stati Uniti ammonta a 24 miliardi di euro, se gli obesi USA si rifocillassero con reali prodotti italiani nel nostro Paese si creerebbero 300.000 posti di lavoro, che ovviamente verrebbero elargiti nel corso di trecento campagne elettorali. Il contrasto di questo genere di malaffare non è facile, bisogna creare pratiche che prevedano controlli per diversi campi ad altro tasso di sofisticatezza come la chimica o la logistica e per scoprire queste aziende non italiane che utilizzano parole italianizzate c’è urgente bisogno di formare gli organi competenti su una materia in cui siamo molto indietro: l’italiano.

Certo che se noi parliamo di tutela del Made in Italy e poi questo è il logo del portale del ministero del Turismo di cui si occupò personalmente Berlusconi, che cazzo parliamo a fare?

I primi passi verso repressione e prevenzione sono stati fatti ma la soluzione non è facile come pensa Beppe Grillo che propose di mettere una casalinga qualsiasi ad amministrare l’economia del nostro Paese, in quanto abituata a gestire i conti di una famiglia e di una casa. In questo caso, anzi, le casalinghe possono anzi rivelarsi occasionalmente le peggiori avversarie per chi vuol scovare le contraffazioni alimentari, questo a causa della loro recidiva pratica, tramandata da generazioni, di svuotare i frigoriferi dagli avanzi con la preparazione di polpettoni, peperoni, pomodori e qualsiasi altra cosa ripiena e pizze rustiche in cui ci fanno mangiare, senza farci accorgere assolutamente di nulla, alimenti che avevamo rifiutato sulla tavola di una settimana prima.

Il 5 Maggio si è insediata una nuova commissione voluta dal ministro della giustizia per la messa a punto di proposte di reati in materia agroalimentare, ma le premesse non sono buone: si è subito creata una zuffa perché troppi parlamentari si sono offerti volontari dopo che era girata la voce che la fase istruttoria della commissione sarebbe stata a buffet.

Per il controllo qualitativo della carne si sta affermando l’uso dell’analisi del DNA che permette lo smascheramento delle principali frodi alimentari, potendo distinguere specie diverse non sarà più possibile mischiare carni di diversa origine senza la corrispondente etichettatura. Il sistema ha causato molte proteste perché lo studio del DNA rappresenterebbe una “indebita e conclamata violazione della privacy, con potenziali danni ingenti non ancora quantificabili”, come riportato dal comunicato del sindacato delle vacche dopo i primi casi che hanno accertato che i vitelli non erano figli del toro da monta ma di rapporti clandestini”, anche l’associazione di categoria delle scrofe si è detto contrario nel timore di una drastica diminuzione della clientela. Il dibattito si è fatto subito molto caldo e durante una manifestazione ci sono state anche delle violente cariche dei cinghiali. Gli unici favorevoli sono stati i cavalli che hanno manifestato nel parcheggio di un punto vendita Ikea rilasciando abbondate materia fecale e facendone polpette.

I prodotti più contraffatti all’estero sono i formaggi Dop, la Nugtella, i salumi. Il caso più eclatante riguarda il povero parmigiano che diventa Parmisan in Spagna, Parmesao in Brasile e Regianito in Argentina. L’Associazione Consumatori Alimentari BelPaese annuncia immediate azioni di rivalsa sui paesi che non collaborano con il nostro: “Andremo nei ristoranti etnici ad ordinare una porzione di Padella, un bottiglia di acqua di cocco e un dolce di latte” . Anche la sezione giovanile dell’associazione ha aderito, sono già due giorni che nei fast food si possono ascoltare richieste come: “Un Croccante McPancetta, grazie”.

 

*Avete presente l’Istat? L’Eurispes è Apollo Creed, L’Istat è Rocky. Prima o poi si metteranno insieme e faranno il culo all’ Ocse.

** La Coldiretti è l’azienda leader in Italia nel settore dei gazebo gialli con assaggini.

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