mercoledì , 16 agosto 2017
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L’inizio dell’ungarettiano viaggio in terra Dauna

Infatti, nelle prose daune ci sono rapporti dialettici evidenti tra prosa e poesia, tra il racconto di viaggio e l’invenzione fantastica, tra i motivi paesaggistici e gli elementi vitali dell’aridità e dell’umidità, del sole e dell’acqua, del deserto e della terra feconda (Grassi, 2006).
Il percorso inizia da Foggia (con la prima prosa Il Tavoliere), passa per il promontorio Garganico (con la seconda e la terza prosa La giovine maternità e Pasqua), si sofferma sulla doppia immagine della Lucera imperiale, illuminandone prima l’anima religiosa (con la quarta prosa Lucera, città di Santa Maria) e poi l’anima laica (con la quinta prosa Lucera dei Saraceni) per poi ritornare nel capoluogo (con la sesta prosa Da Foggia a Venosa) e concludersi a dissetarsi nelle fonti dell’acquedotto a Caposele (con la settima ed ottava prosa Alle fonte dell’acquedotto e L’acquedotto).
Il professor Paglia, oltre ad analizzare con i suo studi la produzione di Ungaretti, propone per la valorizzazione del territorio un parco Ungarettiano per la Daunia, uno spazio fisico ed un percorso mentale che ha portato l’artista a scrivere le sue opere.

Il viaggio non potrebbe non iniziare da Foggia.

«Non saprei dirvi dove potreste trovare una cosa più sorprendente e commovente e augurale delle tante fontane che si incontrano oggi tra le palme, arrivando a Foggia. Foggia e le sue Fontane! Non è come dire un Sahara diventato Tivoli? […]»

Foggia è la città della partenza, ma soprattutto la città dell’arrivo. La vista dell’acqua diventa infatti miracolo, sollievo per il viaggiatore che vaga nell’arida pianura dove regna “il sole autentico, il sole belva”. Ed il viaggio continua attraverso il paesaggio dorato dall’ondeggiare del grano attraverso la “strada che porta al mare”.

«Poi dalla solitudine si sprigiona una colonnetta, e le fanno seguito a pochi passi, su leoni, le colonne che, fra le scure sopracciglia di archi ciechi, reggono in una facciata deserta il ricco portale di Santa Maria Maggiore di Siponto».

La chiesa di Santa Maria Maggiore di Siponto (a circa 3 Km da Manfredonia) rappresenta un mirabile esempio di architettura romanico-pugliese, con influssi islamici e armeni.  Il portale a cui si riferisce il poeta è costituito da un insieme di archi, di cui due, sporgenti e sovrapposti, poggiano su mensole sostenute da colonne su leoni.

In questo percorso il poeta si sofferma sulla figura di Diomede, guerriero acheo e eroe di civilizzazione, in quanto fondatore di città importanti come Argiripa (Arpi), Siponto (presso l’attuale Manfredonia e Drione (San Severo).

Attraverso queste parole “l’arco di Manfredonia si volta giusto nel punto dove, pieno di freschezza e di appetito per l’abbondanza di seppie, lo sguardo dell’acqua marina si fa moro come quello di gitane”, lo sguardo del poeta si solleva al Gargano.

«Il monte più vario che si possa immaginare. Ha nel suo cuore la Foresta Umbra, con faggi e cerri che hanno 50 metri d’altezza e un fusto d’una bracciata di 5 metri, e l’età di Matusalemme; con abeti, aceri, tassi; con un rigoglio, un colore, l’idea che le stagioni si siano incantate in sull’ora di sera; con caprioli, lepri, volpi che vi scappano di fra i piedi; con ogni gorgheggio, gemito, pigolìo d’uccelli».

Con la magnifica visione del promontorio del Gargano, Daunia Stupor Mundi vi invita ad una sosta di riflessione per poi riprendere assieme a voi il viaggio della Capitanata attraverso gli occhi e la prosa di Ungaretti.

Bibliografia di riferimento
Grassi D. (2006). La Capitanata Anno XLIV (2006) – Numero 2006;
Paglia L. (2005). Il viaggio ungarettiano nel tempo e nello spazio. Le prose daunie di Giuseppe Ungaretti, Foggia, Claudio Grenzi,;
Paglia L. (2003). L’urlo e lo stupore. Lettura di Ungaretti. L’Allegria, con una testimonianza di Mario Luzi, Firenze, Le Monnier, 2003
Ungaretti G. Vita di un uomo, viaggi e lezioni. Il tavoliere. Fontane, Foggia, il 20 Febbraio 1934

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