venerdì , 20 ottobre 2017
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Il principe di San Severo: la luce oscura dell’eterna leggenda

Tra queste spicca, sicuramente, il personaggio più controverso del settecento italiano, attorno al quale sono state costruite leggende che ne hanno screditato l’immagine:Raimondo Di Sangro.
Raimondo Di Sangro, ottavo Duca di Torremaggiore e settimo Principe di San Severo, nasce a
Torremaggiore nel 1710 da Antonio Di Sangro e Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei duchi di Laurenzana.
Si distinse per il suo essere eclettico, occupandosi di filosofia, astronomia, chimica, fisica idrostatica, medicina, alchimia e di arte militare.

Raimondo, orfano di madre sin da piccolo, fu influenzato dalle vicissitudini che caratterizzarono la vita del padre Don Antonio, il quale lasciò la tutela del giovanissimo principe ai nonni paterni a causa del suo essere libertino che lo portò a notevoli problemi giudiziari a San Severo.
Raimondo dimostra fin da giovane uno spiccato interesse per le scienze. Diventato adulto non esita ad entrare a far parte della Scuola Alchemica Napoletana. Nel 1750 viene nominato Gran Maestro massone ed intreccia relazioni con chiunque possa aiutarlo a meglio comprendere i misteri dell’universo. Nel suo palazzo adibisce una grande stanza a laboratorio e comincia a passarci gran parte del giorno e della notte.
Sbalorditive sono senza dubbio le macchine anatomiche, conservate nella cavea della cappella della Pietà a Napoli. Si tratta di due scheletri umani, uno femminile e l’altro maschile, rivestiti dell’apparato circolatorio venoso. Le vene e le arterie sono realizzate con cera, coloranti, fili di ferro, fili di spago, montati su ossa autentiche. Da un testo anonimo si legge che il “processo di metallizzazione” venne portato a termine dal Principe, coadiuvato da un medico palermitano, tale Giuseppe Salerno. Il procedimento sarebbe consistito nell’introduzione in un’arteria dei cadaveri di un liquido metallizzante che, fluendo nei vasi, avrebbe permeato tutto il sistema circolatorio, rendendolo perfettamente visibile. Ad infittire il mistero ed alimentare le numerose leggende orride sul Principe Raimondo Di Sangro e sui suoi esperimenti, esiste anche il pesante sospetto che l’esperimento non sia stato compiuto su cadaveri, bensì su corpi ancora vivi. Esperti che hanno esaminato le due “macchine anatomiche” hanno sostenuto, infatti, che soltanto in un essere ancora vivo, con cuore pulsante e sangue in circolazione, sarebbe stato possibile al liquido metallizzante raggiungere tutte le parti del corpo, anche le più estreme, e rendere rigido tutto l’insieme dei vasi, compresa l’intera rete dei capillari.
Nel 1752, per puro caso, il Principe inventa, quello che egli stesso chiama il “Lume eterno”, composto da una mistura di fosfato di calcio e fosforo ad alta concentrazione in grado di bruciare molto più a lungo di qualsiasi lume. In una lettera a Mons. L’Abbè Nollet dell’Accademia delle Scienze di Parigi si legge:“[…]una sera verso la fine di Novembre circa ad un’ora di notte, stappai quattro provette di vetro che si trovavano su di un tavolo. Volendo esaminare da vicino quale era lo stato delle materie che io vi avevo rinchiuso, il caso volle che avendo avvicinato troppo la candela che tenevo accesa, il contenuto di una di quelle provette […] prese fuoco improvvisamente sviluppando una fiamma viva e rigogliosa tendente leggermente al giallo. […] Tuttavia nulla è più certo del fatto che dalla fine di Novembre fino al secondo giorno del Marzo scorso l’ho vista costantemente accesa con la fiamma sempre immobile. Ma ciò che però al culmine il mio stupore fu che, pesata la sostanza non riscontrai diminuzione di peso rispetto a quello di 3 mesi prima quando l’accesi”.
Come tutta la vita, anche la morte del principe (avvenuta nel 1771) è avvolta da un fitto mistero. Forse morì durante uno dei suoi esperimenti a base di sostanze tossiche. Si dice che avesse scoperto una pozione capace di far tornare in vita i morti e su questa diceria è nata una macabra leggenda. Un giorno il principe si dichiarò certo di essere in procinto di morire e istruì un servo a tale proposito. Il domestico avrebbe dovuto tagliare a pezzi il cadavere e chiuderlo in un baule. Nessuno doveva aprirlo prima di un dato lasso di tempo, per dare modo alla pozione di agire e di strapparlo alla morte. Quando il presagio si avverò il servo seguì gli ordini del suo signore e si pose a guardia al baule, ma i parenti che stavano setacciando il palazzo in cerca di ricchezze nascoste lo costrinsero a farsi da parte. Il baule fu aperto e il corpo ancora in via di ristrutturazione si sollevò di scatto. Il
principe fissò i presenti con occhi pieni di orrore ed emise un urlo agghiacciante. Poi il cadavere si disfece sul fondo del baule. Nel sarcofago che si trova sotto la lapide della cappella non c’è nulla. Leggenda o realtà? Daunia Stupor Mundi vi invita a scoprirlo visitando il castello dei Duchi di Sangro a Torremaggiore e la Cappella di San Severo (Santa Maria della Pietà) a Napoli.

Daunia Stupor Mundi
dauniastupormundi@hotmail.it

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