sabato , 30 maggio 2020
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I palchi alla fine

Il titolo di questo articolo non è un funesto presagio della situazione prossima del teatro post pandemia. Consapevoli che periodi come questo fanno vacillare anche le certezze più solide, ci rifacciamo alle parole del direttore artistico del Teatro Carcano, Fioravante Cozzaglio: “Non mi risulta che dopo la peste gli ateniesi abbiano smesso di rappresentare tragedie, né che Pirandello si sia fatto troppo influenzare dalla spagnola per lanciare la novità del suo teatro. Il futuro del teatro è il suo essere antico, primordiale”.  Il titolo di questo articolo, dicevamo, fa coincidere proprio il futuro del teatro e della sua promozione – come possono essere i social network – con uno dei suoi momenti più primordiali: ciò che resta del e sul palco alla fine di una rappresentazione, quando il fuoco si spegne e restano le braci ardenti. I palchi alla fine è la pagina Instagram realizzata da Antonio Diurno, componente della Piccola Compagnia Impertinente di Foggia.

Abbiamo parlato con lui di questo nuovo modo di occuparsi di teatro.

Quando e come è nata questa idea?

A dire il vero l’idea nasce in maniera molto semplice. Quando lavori in teatro c’è un momento preciso nel quale i sacrifici di settimane o addirittura mesi giungono al termine e quasi sempre quel momento coincide col sipario che si chiude sull’ultima replica di uno spettacolo e l’allestimento da smontare. Semplicemente ho pensato che sarebbe stato bello “immortalare” quel momento e renderlo in qualche modo eterno. Da qui…l’idea.

Sei il solo a lavorarci?

Al progetto lavoro principalmente da solo anche se devo dire che è sempre necessario l’apporto di amici e colleghi. È stato bello ricevere in questi mesi messaggi di chi magari è andato a teatro ed ha pensato che una foto a fine spettacolo (solo a fine spettacolo perché in teatro o al cinema il telefono si tiene SPENTO) potesse tornare utile per la galleria de “ipalchiallafine”.

Come è stata accolta dall’ambiente del teatro e dal pubblico?

Bene! Devo dire che non mi aspettavo assolutamente che un’idea del genere potesse far presa ed invece l’entusiasmo di tante compagnie o artisti, in Italia e non, è stato tangibile. Che siano attori, registi o addetti ai lavori, mi è capitato di ricevere molte attestazioni di stima ed anche tante foto da pubblicare.

In che percentuale sono spettacoli che segui direttamente o contributi che ti mandano dall’esterno?

Alcune sono foto di spettacoli ai quali ho partecipato personalmente come attore o comunque messi in scena dalla Piccola Compagnia Impertinente di Foggia del maestro Pierluigi Bevilacqua, compagnia con la quale collaboro da diversi anni; ma tante altre provengono da semplici appassionati o colleghi di altre città.

La pagina esiste su Instagram ma non sugli altri social, perché? È una scelta definitiva?

È difficile dire se questa potrà essere una decisione definitiva perché comunque i social e la vita stessa sono sempre in continua evoluzione. Ritengo però che un canale come Instagram sia quello che più di tutti, almeno per il momento, si presti meglio a questo tipo di progetto. Instagram veicola principalmente foto e mi piace pensare che davanti ad una foto, ognuno di noi possa “decidere” cosa provare, cosa capire… un po’ proprio come quando vai a teatro ed assisti ad uno spettacolo.

Come saranno secondo te invece palchi quando ci sarà la ripresa? E le platee?

Il teatro è da sempre l’ossatura della società e così è stato anche nei tempi più cupi dell’umanità, anche se spesso non ce ne rendiamo conto. Esisterà sempre un palco dal quale e sul quale proiettare i sogni, le aspirazioni, le paure dell’umanità intera anche se lo fai in una piccola città del sud del mondo. Sarà curioso vedere come ripartiremo. Non dico quando perché, presto o tardi, accadrà. Sarà curioso anche vedere se questa emergenza sanitaria ci avrà fatto apprezzare maggiormente gli spettacoli dal vivo e il loro valore. Ovviamente, io mi auguro di si.

Con la Piccola Compagnia Impertinente avete partecipato a festival e messe in scena in giro per l’Italia e anche all’estero, cogliendo al meglio le opportunità di scambio culturale che la lingua universale del teatro offre. Come pensi si possa rielaborare una fonte di arricchimento comunitario come lo scambio internazionale di spettacoli e esperienze di palco?

Presto o tardi il mondo intero tornerà in una situazione di certo più tranquilla di quella attuale. La pandemia da Coronavirus ha bloccato la mobilità internazionale di tutti e di conseguenza anche la possibilità che compagnie teatrali come la nostra, avevano di viaggiare e far conoscere il proprio prodotto fuori dai confini nazionali. Finché sarà vivo l’interesse e la curiosità nei confronti del settore spettacolo, ci sarà un’esigenza di connessione sempre più forte tra le varie realtà nazionali e internazionali, che mi auguro, passata l’emergenza, abbiano ancora la voglia di confrontarsi tra loro e di scambiarsi ospitalità reciproche o partecipazioni a festival e rassegne.

Portare il teatro in luoghi “altri” come palestre, giardini o piazze potrebbe essere non solo una scelta artistica ma anche strategica?

Su questo ho un’esperienza diretta. Già da diversi anni, con la Piccola Compagnia Impertinente, abbiamo sperimentato la possibilità di portare il teatro in luoghi che solitamente sono destinati ad altri usi. È successo con Power Point, uno spettacolo di Enrico Cibelli con la regia di Pierluigi Bevilacqua. Power Point racconta le vicende di vita e di sport di Matthias Stainer, sollevatore di peso austriaco, naturalizzato tedesco, che nel 2008 vince inaspettatamente le Olimpiadi di Pechino. Power Point è uno spettacolo che già in fase di scrittura nasce per essere messo in scena in palestre, centri sportivi, punti di aggregazione che hanno come comune denominatore lo sport.

Abbiamo sperimentato la forza del veicolare un messaggio anche in ambienti diversi da un teatro, raccogliendo consensi e facendo esperienza della bellezza dei vari incontri che Power Point ci ha permesso di fare. Avremmo toccato quota 20 repliche con questo spettacolo se non fosse stato per la pandemia, visto che avremmo dovuto portarlo in scena in Aprile al Teatro Minimo di Taranto e all’Alex Club, palestra milanese, specializzata proprio nella disciplina del power lifting.

Inutile dire che ci auguriamo che questi siano solo appuntamenti rimandati.

Gabriele Lavia ha detto a proposito del teatro in streaming: “Senza presenza fisica lo spettacolo non esiste, è come fare sesso al telefono: ci si può eccitare, non amare un corpo con i suoi limiti”. La tua è una pagina social ma che prevede la necessaria partecipazione “in presenza” al teatro. Cosa ne pensi del teatro mediato da tv o internet?

Non sono contrario alle nuove forme di sperimentazione, lo dico subito. I tempi cambiano ed è giusto che anche le forme di comunicazione, teatro compreso, restino attente a quest’evoluzione. Basti pensare ai graffiti che negli anni ‘70/‘80 erano considerati quasi come una forma espressiva priva di buon gusto, ad esclusivo appannaggio delle fasce più emarginate della società, soprattutto nelle grandi metropoli. Oggi abbiamo Banksy che ha elevato quello stesso concetto ad opera d’arte. Anche noi della PCI abbiamo prodotto in questo periodo di distanza sociale una serie di podcast per bambini, su grandi classici della letteratura dell’infanzia, che possono essere scaricati dalla nostra pagina Facebook ed ascoltati comodamente da casa o comunque in mobilità. Detto questo, ritengo tuttavia, ed è esclusivamente un mio parere personale, che niente potrà mai sostituire il teatro in presenza, non solo per quello che un attore può regalare al pubblico ma soprattutto per il contrario. Siamo animali sociali che vivono di relazioni ed interazioni. Per un attore sarà sempre un valore aggiunto esibirsi ed esprimersi davanti ad un pubblico in carne ed ossa che con la sua sola presenza è in grado di far scattare dei meccanismi che chiunque sia salito almeno una volta su di un palco conosce bene. Inoltre non è un caso che la pagina dei “palchiallafine” sia momentaneamente ferma, più o meno dall’inizio della pandemia. Ci è capitato e non di rado di pubblicare foto che non fossero propriamente di palchi, ma anche di semplici installazioni domestiche occorse nei vari spettacoli “fatti a domicilio” che artisti e compagnie amiche ci hanno sempre inviato. In questi giorni, online, c’è un gran proliferare di spettacoli o performance svolte tra le mura di casa. Avrei potuto chiedere e pubblicare foto delle varie postazioni approntate in casa e non fermare di fatto la pagina ma ho preferito non farlo. La pagina nasce con l’intento di promuovere la magia che c’è in un palco alla fine di uno spettacolo. Un palco che vive e si nutre degli occhi e dei respiri degli spettatori che sono lì in quel momento. Un palco che come un’entità viva, cresce e muta fino al suo momento ultimo che è, si spera, l’applauso e la chiusura del sipario. Mi piace pensare che una pagina come la mia possa lasciare questo a chi guarda le foto della galleria: la certezza di poter far parte, durante uno spettacolo, di qualcosa di unico ed irripetibile che si compie sotto i tuoi occhi, solo per te e l’invito, mai troppo scontato, di andare a teatro!

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La foto di copertina di questo articolo è il palco alla fine dello spettacolo della Piccola Compagnia Impertinente Molière Remix/Foto Samuele Romano

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