giovedì , 17 agosto 2017
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I libri che non ci conquistano vanno letti fino in fondo?

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di Adelmo Monachese

Decidere d’intraprendere la lettura di un libro significa decidere di sottrarre del tempo al lavoro, al secondo lavoro, alla ricerca del lavoro per i disoccupati alla famiglia, gli amici, allo sport e ai social, in una sola espressione: al logorio della vita moderna. Leggere però richiede un certo grado di concentrazione (non vogliamo esaltare la sacralità dell’atto però sconsigliamo di leggere e guidare, leggere e camminare o leggere e nuotare e tutta una serie di cose del genere) e a volte succede che le prime pagine di un libro scelto d’impeto, per consiglio o perché è il libro del momento, non ci appagano, in gergo promozionale diremmo che il libro non si fa leggere “tutto d’un fiato”. A questo punto sorge il dubbio: cosa fare? Bocciare il libro senz’appello o perseverare alla ricerca di un tesoro che alla fine ripagherà lo sforzo iniziale? Abbiamo posto il dilemma a cinque scrittrici e cinque scrittori, alcuni a difesa del fronte del si e altri del no; alcuni si sono dimostrati più ortodossi, altri più moderati per delle risposte che, ve lo anticipiamo, valgono la pena di essere lette tutte, dall’inizio alla fine.

 

1. Il libro come quell’amico di amici tutt’altro che simpatico   

La lettura è libera e democratica, e su questo non ci piove. È il lettore ad essere tirannico e autarchico: entra in libreria, prende un libro, lo sfoglia, può decidere di comprarlo o all’ultimo cambiare idea e riporlo, magari neppure al suo posto. Sarebbe sciocco e sbagliato cambiare le regole, il bello sta tutto qui nel potersi ricredere senza colpo ferire, magari anche sotto lo sguardo prima speranzoso e poi deluso dell’autore di quel libro che, neanche a farlo apposta, bazzicava in quella stessa libreria e ha assistito a tutta la scena. Va be’, sarà per la prossima. Anche lui, si spera, è un lettore e avrà compiuto la medesima azione centinaia di volte. Però, quando accompagniamo un libro oltre la soglia della nostra casa, a quel punto gli dobbiamo rispetto; per lo meno lo stesso che portiamo a quell’amico di amici tutt’altro che simpatico a cui siamo costretti a offrire da bere e chiedere come va, per educazione e quieto vivere e che, alla fine, si rivela più simpatico di quanto credessimo. Quindi? Benché non esista un obbligo morale, ogni romanzo merita più di una possibilità, o 50 pagine che siano, per esprimere tutta la bellezza del suo ordito e della sua lingua, o tanto vale affidarsi ai 140 caratteri di twitter e buonanotte. Esempio ne è Vita standard di un venditore provvisorio di collant di Aldo Busi, le cui prime 60/70 pagine scoraggerebbero chiunque non sappia di avere tra le mani uno dei più grandi capolavori della letteratura del ‘900; un po’ quello che fecero i coevi di Melville, i quali considerarono Moby Dick un semplice romanzo d’appendice.

Marco Ghizzoni. Scrittore, nel 2015 è uscito il suo secondo romanzo I peccati della bocciofila (Guanda) e la versione tascabile del suo romanzo d’esordio Il cappello del maresciallo, Tea.

 

2. Dipende da chi sei

Dipende di chi parli quando dici “ci”. Chi è, questo “noi” che si permette di non leggere i libri fino in fondo? Se viene da me uno e mi dice, come m’è capitato: “La cognizione del dolore l’ho lasciato a metà perché è pesante”, è giusto che costui non lo finisca, ma è giusto perché è la punizione che merita, e d’altra parte sarebbe una violenza, una ingiustizia per il libro stesso che venisse letto per intero da un tale idiota. Quindi diciamo che la regola è che se sei superiore al libro, puoi non finirlo; se gli sei inferiore, devi non leggerlo.

Daniela Ranieri. Giornalista e scrittrice, nel 2015 ha pubblicato Mille esempi di cani smarriti, Ponte alle grazie.

 

3. I migliori ti spettinano

Se ti piacciono davvero non ti poni nemmeno la domanda, se te la stai ponendo allora molto probabilmente non è il libro che ti porteresti nella tomba. Ho finito di leggere da poco La scienza del male ed essendo un testo quasi universitario l’ho letto a blocchi, differente è stato per la biografia di Mike Tyson. Mentre la leggevo mi avrebbero potuto pure tagliare una gamba o arruffarmi i capelli (vedi l’importanza dei paragoni) che non avrei smesso di leggere.

Andrea Delogu. Presentatrice, musicista e scrittrice, è in libreria con il suo romanzo d’esordio La collina (con Andrea Cedrola), Fandango.

 

4. Caldo vs. Freddo

In fatto di libri sono facile agli innamoramenti. Entro in libreria, scavo tra i libri di costa, faccio la “prova anguria” aprendo a caso il testo per capire se mi somiglia o mi interessa, e preso dall’entusiasmo compro. Poi sistematicamente lo lascio dopo una trentina di pagine, annoiato, per poi divorarlo due-tre mesi dopo. Insomma, compro a caldo e leggo a freddo. Chi invece non mi delude mai è David Sedaris. Quando esce un suo romanzo ne compro due copie. Una per studiarla e massacrarla di post it e l’altra da tenere come copia lettura. Ogni suo testo è da divorare. Me parlare bello un giorno, ad esempio, raccolta di racconti straordinaria.

Francesco Muzzopappa. Copywriter e scrittore, è in libreria con il suo secondo romanzo Affari di famglia, Fazi.

 

5. A volte la metà basta

Interrompere la lettura di un libro brutto è uno dei sacrosanti diritti del lettore. Sciatteria linguistica, errori storici, contraddizioni patenti, banalità proposte come perle di saggezza… queste sono cose che dovrebbero indurci a chiudere un volume (o un file) senza troppe esitazioni e senza rimpianti. La vita è breve, e ci sono tanti libri belli, perché perdere tempo con gli altri?

Sembra facile. E invece mi è capitato (e credo capiti a tutti) di interrompere la lettura di autentici capolavori solo perché non ero ancora pronto ad apprezzarli. O, più semplicemente, perché non ero nello stato d’animo giusto, non rispondevano alle mie esigenze in quel momento… Lo sappiamo: ogni lettura è un incontro, un dialogo che fa storia sé.

Ma l’esperienza mi suggerisce, quando interrompo la lettura di un libro, di assumere in via precauzionale un atteggiamento dubitativo: non si capisce niente o sono io che non capisco niente? E’ il libro che “non suona” o sono io che non lo so ascoltare?… Soprattutto se il libro ha superato la prova del tempo, il secondo caso è più verosimile.

Aggiungerò che, secondo me, ci sono dei libri che si possono leggere in parte, e si porta comunque a casa un buon bottino: per esempio Dante, o Proust; ce ne sono altri che “bisogna” leggere fino in fondo, altrimenti si resta a mani vuote, o quasi: per esempio L’amico ritrovato di Uhlman o L’isola di Arturo della Morante; e altri ancora in cui pagine e pagine di noia preludono a illuminazioni che ripagano di tutto: per esempio Moby Dick.

Alberto Cristofori. Editor, traduttore e scrittore, è in libreria con il romanzo Ultimo viaggio di Odoardo Bevilacqua, Bompiani.

 

6. Abbandono ma riprendo

Ho abbandonato libri molte volte, dopo poche pagine o vicino alla fine, perché penso che per forzarsi ad andare avanti ci debba essere un minimo di gusto alla lettura. Mollare o leggere per intero un libro è un diritto insindacabile, soggettivo e indipendente dalla qualità del libro, perché ci sono libri abbandonati di cui, riprendendoli anni dopo, ci si può innamorare. I libri tra cui scegliere sono infiniti, perché quindi dovrei sprecare il mio tempo obbligandomi a finirne uno che non mi convince quando posso leggerne uno che mi fa godere? Quindi non posso consigliare o sconsigliare niente a nessuno: il libro giusto al momento giusto ognuno deve cercarselo.”

Carolina Cutolo. Bartender, scrittrice e curatrice del blog Scrittori in causa, il suo ultimo libro è Lui sa perché. Fenomenologia dei ringraziamenti letterari, Isbn editore.

 

7. Andate sotto il vulcano

I libri che non ci piacciono possono essere abbandonati senza sensi di colpa. Per sempre. O magari ripresi a distanza di tempo, ricevendo la conferma che non ci interessano o regalandoci belle sorprese (ciò che non ci piaceva o non capivamo allora, adesso è motivo di fascino). Un romanzo meraviglioso dall’inizio impervio, che consiglio tuttavia di leggere fino in fondo è Sotto il vulcano di Malcolm Lowry. Un’oscura meraviglia.

Nicola Lagioia. Editor e scrittore, ha vinto il Premio Strega 2015 con La ferocia, Einaudi.

 

8. …e vissero per sempre felici e contenti

Aveva uno splendido aspetto. E ve ne avevano parlato piuttosto bene. La curiosità e la piacevolezza dell’impatto vi avevano fatto sognare un futuro carico di complicità, che vi avrebbe portato all’altare. Ma poi, in quei primi minuti insieme, il modo di parlare, la risata scomposta, l’uso sgraziato delle posate hanno cancellato ogni desiderio di andare oltre il dessert. È stato un piacere conoscerti, ti chiamo io! Se già all’inizio, in quella fase che è il trionfo dello stato nascente, avverti che determinati elementi peseranno come macigni sul vostro futuro, e che modificarli o cancellarli sarebbe impossibile anche per Harry Potter, imporsi un secondo appuntamento è un sacrificio inutile. Non è scattata la corrispondenza di amorosi sensi: vale tra gli umani non vedo perché non potrebbe valere con i libri. Se non si instaura una chimica nelle prime 40, 50 pagine, perché sperare in un miracolo e credere che un colpo di coda-di genio-di spugna cambierà radicalmente quella lettura? Quando inizio un libro che davvero mi conquista, provo una vertigine di natura puramente sentimentale: sono alle prime pagine e già mi fa soffrire l’idea che tra 200, 300, 400 pagine quella magia privata terminerà. Tanto vale godersi il momento, il qui e ora che mi porta a dedicare a quelle pagine più tempo possibile, i minuti rubati, l’intimità del letto, la fase che separa la vita dal sogno.

Tony di Corcia. Scrittore, ha scritto libri su Gianni Versace, Burberry e Valentino per Lindau.

 

9. Diritti e doveri

Amo leggere. Ho sempre letto molto e leggo generi diversissimi tra loro. Mi appassionano i romanzi, le biografie, i gialli, i saggi. Però se da ragazza mi forzavo a leggere i libri dall’inizio alla fine, per rispetto e un po’ per dovere ora, con la “vecchiaia” sono diventata più esigente. Se un libro non mi piace dopo 30-40 pagine (a volte anche 20) lo abbandono. La lettura non è una questione di dovere, come pensavo, ma di diritti. Lo scrittore ha il diritto di scrivere, l’editore di pubblicare, il lettore ha il diritto di leggere ciò che gli piace e di non leggere ciò che lo delude. Per me fondamentalmente, oggi, è anche una questione di tempo. Ho molto poco tempo da dedicare alla lettura tra famiglia, bambini, vita, lavoro e…sonno da recuperare. Quando leggo chiedo una qualità alta della “mia “ lettura. Il libro non solo mi deve conquistare, ma mi deve chiamare quando interrompo la lettura, mi deve accompagnare e …mi deve tenere compagnia anche una volta arrivata all’ultima pagina. Non parlo di trame avvincenti, non sono una fan solo di gialli, parlo di storie e parole. A un libro chiedo lealtà, storie e un buon italiano (anche per gli autori stranieri tradotti). Ogni libro mi deve far crescere un pochino. Un libro che ho abbandonato di recente? Fai bei sogni di Massimo Gramellini. Stimo molto e seguo l’autore come giornalista e avevo comprato il libro entusiasta delle recensioni, ma poi mi è sembrato che giocasse troppo con i “sentimenti”, come a chi piace vincere facile.

Cristina Zagaria. Giornalista e scrittrice, il suo ultimo libro è Sugar Queen, Sperling&Kupfer.

 

10. Il piacevole ronzio della convivenza

La lista dei libri che non ho mai finito di leggere è vasta, almeno quanto quella delle ragioni per cui ho scelto di chiuderli prima di arrivare all’ultima pagina: sono tante e non tutte portano il segno di una insofferenza o di una delusione. Mi piace intrattenere un rapporto sereno con la lettura, umanissimo e per nulla sacrale: i libri non sono liturgia e, se non soddisfano un piacere, vanno abbandonati. Nessuna fatina ne morirebbe e la vita è lunga abbastanza per potersi smentire. Il richiamo di un libro non finito è un ronzio affascinante, inestinguibile: mi piace conviverci. Credo che i libri che ho abbandonato mi abbiano dato moltissimo ed è per questo che non intendo indicarne né di imperdibili, né di perdibili: ciascuno di essi si dà e deve darsi in entrambi i modi.

Simonetta Sciandivasci. Scrittrice, ha vinto la Coppa dei lettori indetta da Finzioni Magazine con il libro La domenica lasciami sola, Baldini&Castoldi

 

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