domenica , 19 novembre 2017
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Costretto a informarmi sulla ideologia gender. Ecco cos’ho scoperto…

arcimboldo

di Eddie Settembrini

Costretto dagli eventi e dalle notifiche di WhatsApp mi sono informato sulla fantomatica “ideologia del gender”. Dai termini usati e dal tono propagandistico avevo avuto il sospetto che si trattasse di una cazzata, ma dopo aver letto con attenzione un po’ di documenti ufficiali ho leggermente cambiato opinione: è una GRANDE cazzata.
Tanto per cominciare da nessuna parte si invita a mettere in discussione la differenza biologica tra uomini e donne. Alcune iniziative, in passato, hanno riguardato le scuole con dei corsi volti a “promuovere l’educazione alle differenze tra donna e uomo e lo sviluppo della libera espressione della personalità, la lotta al sessismo e all’omofobia”.
Dunque non è in atto nessun tentativo di “frocizzazione” della scuola pubblica e, in sostanza, la “teoria del gender” non esiste. “Eh però ne ha parlato pure il Papa, che mo’ il Papa ha detto una cazzata?”. Premesso che per me il Papa ha la stessa autorità morale di Topo Gigio, sì, ha detto una cazzata. Quello che si sta cercando di promuovere è il superamento degli stereotipi di genere. Stereotipi di genere, cioè:
maschio = sesso forte, più potente (anche contrattualmente), proprietario della propria moglie, “Aò se me righi ‘a maghina te rompo er culo”;
femmina = sesso debole, angelo del focolare, “siamo cosììììììì dolcemente complicateee”, meno potente (anche contrattualmente), Elena Ceste.
L’obiettivo è far crescere ragazzi nel rispetto delle differenze, consapevoli che il genere cui appartengono non è determinante per la propria realizzazione personale e professionale. Nel Nord Europa, dove questi corsi sono presenti da molti anni, sono concetti acquisiti. Certo, in Germania è uscita fuori Angela Merkel, quindi il meccanismo è da perfezionare un pochino.
Perciò, se sei femmina e ti piace giocare a calcio e riesci a parcheggiare in retromarcia senza fare una strage di pedoni, tranquilla, sei apposto. Se sei maschio e ti piace lavorare all’uncinetto ascoltando Fiorella Mannoia e bevendo tisane allo zenzero, tranquillo, sei apposto. Hai dei gusti musicali di merda ma sei apposto.
Insomma, gli stereotipi di genere usiamoli solo per i testi comici che funzionano sempre. Ho letto quindi le linee guida dell’OMS, compresa la spaventosa matrice con le fasce di età e gli argomenti di educazione sessuale di pertinenza. Se non si estrapolano dal contesto si capisce chiaramente che le tabelle sintetizzano a quale età un bambino dovrebbe essere in grado – ovviamente con modalità adeguate e con il supporto genitoriale – di affrontare determinati argomenti. Come la masturbazione infantile, per esempio. Che non è la masturbazione adulta. Da nessuna parte si parla di “corsi di masturbazione”, lo schema si preoccupa soprattutto di informare gli insegnanti circa le tematiche e gli strumenti che devono essere pronti a maneggiare nel caso se ne presentasse l’occasione. Quindi bambini mi dispiace, niente pippette in classe. Anche perché, siamo seri, nessuno potrebbe davvero pensare di fare un corso pratico di masturbazione a un bambino di 4 anni senza finire in galera (o senza essere trasferito in un’altra parrocchia se è un prete), figuriamoci se può essere inserito in un programma scolastico. Altro passaggio delicato, che sono sicuro ha spinto migliaia di famiglie tradizionali a Piazza San Giovanni invece che al consueto tour da Ikea, è l’invito a informare i bambini su “amicizia e amore verso persone dello stesso sesso”. A parte che dai volantini pro-vita la parola amicizia è scomparsa, non vedo cosa ci sia di conturbante nel far conoscere ai ragazzini la realtà, cioè che esistono persone che amano persone dello stesso sesso. E che comprenderne le emozioni e sviluppare sentimenti di inclusione sono alternative preferibili allo spingerli giù dal tetto della scuola. Tutto qui.
Insomma, niente di sconvolgente se non sei cresciuto con i libri di Susanna Tamaro. È, almeno nelle intenzioni, un invito da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ad accompagnare i ragazzi, fin dall’infanzia, verso un approccio sano e consapevole con il proprio corpo e quello degli altri.
Alla fine le oltre 60 pagine dell’OMS si possono sintetizzare in una frase che una mia amica ripete spesso e che cito a memoria: “Non è quello che abbiamo nelle mutande che fa di noi essere umani migliori o peggiori di altri”. Case fucking closed.

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