domenica , 19 novembre 2017
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Conosco i miei EXpolli.

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di Adelmo Monachese

Quando fu scelta Milano come sede dell’Esposizione universale del 2015 pensai: “Un altro grande evento in Italia? L’emergenza carceri non ce l’abbiamo già?”. Tutti si leccarono i baffi. Tutti tranne l’allora presidente della regione Lombardia Formigoni, un umile servitore della pubblica utilità che con i suoi appena 49 milioni di Euro tra immobili e conti correnti (poi sequestratigli) non ha mai pensato a qualsivoglia dinamica truffaldina. Mazzette e manette sono due gadgets immancabili per questo genere di eventi nel nostro Paese. Ed ecco fiorire i primi arrestati. Il capo dell’organizzazione è Gianstefano (nome chiaramente non a norma, poi condonato) Frigerio, definito erroneamente un ex DC perché non si finisce mai di esserlo, il proverbio ci ricorda che l’occasione fa sempre l’uomo DC. La preparazione e l’organizzazione di un evento simile pone l’Italia sotto lo sguardo critico del mondo intero e noi che facciamo? Non lo affidiamo a Claudio Scajola! Fortunatamente c’era il direttore generale Angelo Paris, bravo che ha coordinato la politica per lavorare al bene comune: il loro. Lui è un ex Forza Italia ma ha messo insieme personalità di tutto l’arco parlamentare, come un’ex comunista già arrestato ai tempi di Tangentopoli con un’esperienza nel settore a cui non si è voluti rinunciare perché è giusto dare fiducia ai giovani, ma quando l’obiettivo è l’eccellenza ci si deve affidare ai numeri uno, non a caso lui si chiama Primo Greganti, chiamato “compagno G”, forse perché certe sue pratiche di corruzione gli facevano raggiungere l’apoteosi del piacere. Poi c’è Antonio Rognoni, già arrestato quando guidava Infrastrutture Lombarde, si vede che le guidava in stato di destrezza. Luigi Grillo, dopo aver intascato 200mila euro voleva, insieme a Greganti, mettere le mani anche sull’affare della Città della Salute a Sesto San Giovanni perché, si sa, la salute prima di tutto. Nei video delle indagini gli arrestati parlano di scambi di favori in cambio di contratti e avanzamenti di carriera non in loschi scantinati pieni di fumo e moscerini, ma in lussuosi ristoranti in cui si spartivano fette di aziende come Avral e Apcoa in maniera talmente disinvolta da far impazzire i camerieri che si rifugiavano in cucina gridando allo chef: “Questi piatti non ci sono nel menù!”. Visto che non siamo capaci di mettere gli investimenti pubblici al sicuro da questo genere d’illegalità, per un tipico problema italiano ci vorrebbe una soluzione dalla tipica creatività italiana. Per i prossimi grandi lavori, per ogni cantiere che si aprirà dovrebbero prevedere anche un nuovo carcere, destinazione naturale di molti lì intorno. L’istituto penitenziario porterà il nome dell’evento per cui è nato. Se fosse già esistita questa norma avremmo già il carcere Italia ’90, il carcere di massima sicurezza Salerno-Reggio Calabria, e così ora avremmo il carcere EXPO2015. Certo bisognerebbe fare delle regolari gare d’appalto.

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