martedì , 26 settembre 2017
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CLOUD ATLAS, OVVERO “COME TI RACCONTO LA VITA E L’UOMO IN 172 MINUTI”

“Morte, vita, nascita…Futuro, presente, passato…Amore, speranza, coraggio…Tutto è connesso.”

 

Così viene presentato dal trailer Cloud Atlas, la nuova “summa cinematografica” di Andy e Lana

Wachowski (sceneggiatori e registi della celebre trilogia di Matrix e del tanto bistrattato Speed Racer, nonché fautori del cult V per Vendetta) e Tom Tykwer (Lola Corre e Profumo – Storia di un assassino). Ed è con queste semplici parole che si può racchiudere la trama del film ed il senso di questa opera: l’uomo e le sue molteplici azioni; il destino e le conseguenze che possono scaturire dalle nostre scelte presenti che, diventate passate, possono condizionare il futuro; lo stretto rapporto che intercorre tra amore e morte; il coraggio di fuggire e di essere rivalutati nella società, sentimento radicato in un gruppo di anziani in fuga da una casa di riposo nella Londra di oggi come in un clone schiavizzato nella Corea del prossimo futuro (la Neo Seul); la discriminazione, razziale e omofoba; il potere delle multinazionali; lo smantellamento delle religioni e dei tabù che nascono intorno ad esse. In una parola sola: vita.

 

Sei storie, sei protagonisti, sei epoche diverse, tutto però parte di un unico schema, anime che si spostano come nuvole. Passiamo dal corpo di Adam Ewing, notaio americano di metà Ottocento, alle prese con gli effetti devastanti del colonialismo nelle isole del Pacifico, a quello di un giovane musicista vissuto a cavallo tra le due guerre mondiali, Robert Frobisher, che fugge dalla sua vita fatta di debiti e di un amore platonico per rifugiarsi in quella di Vyvyan Ayrs, compositore in stato di declino, e fargli da copista; da una giovane reporter nella California degli anni settanta, Luisa Rey, coinvolta in un’inchiesta sull’insicurezza della nuova centrale nucleare che si trasformerà in una spirale di inseguimenti e omicidi, a un importante editore dei nostri tempi in fuga dai fratelli ricattatori di un suo scrittore di successo; da un clone schiavizzato nella Corea del prossimo futuro (Sonmi-451) per arrivare all’alba di un nuovo mondo raccontata da un vecchio autoctono, Zachary.

 

“Paura, fede, amore…fenomeni che determinano il corso della nostra vita. Queste forze cominciano molto prima che nasciamo…e continuano dopo la nostra fine.”  (Isaac Sachs)

 

Allegria, passione, odio, rabbia, speranza, tristezza, compassione, gioia e chi più ne ha, più ne metta. Ho provato tutte queste sensazioni vedendo Cloud Atlas. Ma che cos’è Cloud Atlas?  E’ un film che va oltre il vedere un’opera di finzione, è un’esperienza che racchiude in sè tutto quello che si può provare vivendo quotidianamente, attraverso l’assemblaggio di situazioni e sensazioni difficili da mettere insieme. Ma è anche Cinema con la C maiuscola, la sua essenza: Commedia, Dramma, Thriller – Noir, Giallo, Sci-Fi distopico con piccole venature di Horror, tutti uniti e amalgamati in  un solo film. E’ impensabile riuscire a passare da una situazione “british comedy” a una situazione “sci-fi post-apocalittico” nel giro di 30 secondi! Loro (i Wachowski e Tom Tykwer) ce l’hanno fatta. E tutto ha un senso, anche la cosa che sembra non avere senso, ce l’ha invece!!!! Si sono presi il rischio di creare un polpettone cinematografico indigeribile, un miscuglio di generi impossibile da mettere insieme; loro sono riusciti a fare questo e dovrebbero essere premiati!! La sceneggiatura che hanno scritto è complessissima solo da pensare, figuriamoci a scriverla, perché bisogna omettere il fatto che è tratto da un libro: il romanzo di David Mitchell, ok, è bellissimo, ma ha una struttura completamente differente, adatta al linguaggio del romanzo, ovvero 6 episodi che si succedono uno dopo l’altro che pare siano sconnessi tra loro, e invece sono intrisi di quegli elementi che li mettono insieme, rendendo così il tutto affascinante. I Wachowski e Tykwer hanno dovuto invece pensare a come procedere e saltare temporalmente da una storia ad un’altra, perché se avessero seguito l’andamento del libro, avrebbero solo fatto un film composto da sei cortometraggi, asettico.

Certo, hanno dovuto apportare parecchi cambiamenti alle varie storie, cosa che ha fatto storcere il naso ad alcuni fan del romanzo, soprattutto ai fervidi sostenitori della storia che coinvolge il compositore Frobisher. Ma, a differenza di tanti (e troppi) adattamenti al grande schermo, non sono cambiamenti che snaturano l’opera, anzi fanno acquisire più senso all’operazione svolta dall’autore del romanzo David Mitchell. E, a proposito delle differenze libro – film, ottima la scelta da parte dei tre registi di far interpretare al sorprendente cast di attori (che conta nomi del calibro di Tom Hanks, Halle Berry, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Jim Sturgess, Doona Bae, Ben Whishaw, Susan Sarandon, Hugh Grant e tanti altri) più personaggi nel film, ognuno con le proprie accezioni positive e negative.

Nota di merito anche alle musiche composte da Reinhold Heil, Johnny Klimek e lo stesso regista Tom Tykwer: il sestetto che dà il titolo al film è qualcosa di sorprendentemente magico.

Ovviamente non è un film perfetto ma la sua bellezza risiede anche  nelle sue imperfezioni, esempio: l’evidente, in molti casi, finto trucco (e i finti nasi, come dice un altro critico, Francesco d’Alò) posto sugli attori quando vengono trasformati sotto il profilo sessuale (Hugo Weaving che fa l’infermiera nella casa di riposo è GENIALE).

Ci sarebbe tanto, tanto da dire su questo film, ma una cosa è certa: sono 172 minuti di vita passata, presente e futura.

Per ascoltare la soundtrack del film:
http://www.youtube.com/watch?v=17zgrCPEb78

Michele Valenzano.

 

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