mercoledì , 18 ottobre 2017
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Claudio Pizzigallo, il cacciatore di bufale sul web

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Meglio essere precisi, visto l’ospite di questa intervista. Con “cacciatore di bufale” non intendiamo un esperto nella ricerca delle vacche sui siti porno, no, le bufale qui sono ad indicare le balle, le menzogne che popolano la rete e che sembrano essere durissime a morire. Mettiamola così, quando gli dedicheranno un film ad Hollywood lo intitoleranno “Bullshits hunter”.

È Claudio Pizzigallo, ma a parte un paio di fidanzate e i suoi familiari lo chiamano tutti Pizzi da che ha memoria. Nato a Torino da “ormai troppi anni fa, più di 30” da madre di Cerignola e padre di Polignano a Mare con ascendenze di Martina Franca. Questo mix fa sì che sappia dire sia “si ce n’amm a scì sciamanìn” che “du purùn bagnà ntl’oeli”: consapevole di una pronuncia pessima in entrambi i casi, ma anche che l’importante è atteggiarsi solo con chi non conosce il dialetto di riferimento. Più che professione, potremmo dire una “vocazione” quella di cacciatore di falsità in rete. Ci racconta come è nata questa attività.

 

Quasi due anni fa, uno dei miei migliori amici e la mia ragazza dell’epoca mi consigliarono, e poi obbligarono, ad aprire un blog perché erano stufi di sentire le mie lamentele, le mie indignazioni e le mie idee letterarie. Così feci la mia comparsa su blogspot. Poi, un anno e mezzo dopo, mi sono spostato sull’attuale indirizzo, www.pizzi-chi.it. Racconti, storie, opinioni, battute, curiosità e appunto i servizi anti-bufala: in due anni ho scritto di tutto, e insieme a me hanno scritto decine di amici che si sono fidati della mia ossessione per la correzione dei refusi e che hanno reso “Pizzi chi?” una vera e propria comunità.

 

La decisione di dedicarti a “sgamare” le bufale su internet è stata ragionata o dettata da un impulso istintivo a sfanculare gli imbroglioni? Diciamo che sbugiardare le bufale è per me un’alternativa alla violenza. Nel senso che ogni volta che mi imbatto in qualcuno che dice/scrive/condivide palesi stupidaggini avverto uno strano prurito alle mani per cui o prendo a pugni in faccia il mio interlocutore o vado a cercare qual è l’origine della bufala.

 

Quanto può essere facile o difficile riuscire a scoprire una bufala?

Sono approdato su facebook nel 2008, e uno dei primi gruppi a cui mi iscrissi (quando non c’erano né le “Pagine” né i “Mi piace”) si chiamava “basta bufale controllate prima su google porca puttana”. Ecco, per capire che una notizia è in realtà una bufala basta quasi sempre googlarla, il difficile per me è poi spiegarlo in maniera comprensibile e immediata ma anche ragionata e competente. Per questo a volte ho chiesto un aiuto ad alcuni “esperti”, come una mia amica dottoressa [http://www.pizzi-chi.it/component/cedtag/dr.ssa%20trillian%20june] o un amico informatico [http://www.pizzi-chi.it/la-bufala-del-metodo-per-scoprire-chi-guarda-il-nostro-profilo-facebook].

 

In base a cosa scegli le storie da approfondire, i potenziali fail: fiuto, segnalazioni, random?

Guarda, ti faccio un paragone. Tra i miei amici di facebook c’è anche Alessandro D’Amato, direttore di Giornalettismo, con cui ho collaborato qualche mese anni fa. Ecco, mi capita spesso di notare che Alessandro ha tra i suoi “mi piace” anche i peggiori dei politici o dei vip o delle pagine spazzatura. Ovviamente lo fa per lavoro, e fa benissimo. Ma io proprio non ce la farei a mettere mi piace a quelle pagine che propinano minchiate da mane a sera solo per tenerle d’occhio. Ragion per cui mi “affido” all’ingenuità di alcuni miei amici di facebook o alle segnalazioni di quelli meno sprovveduti: ogni tanto qualcosa spunta fuori, come si dice in questi casi aspetto sulla riva del fiume che passi il cadavere.

 

In base all’esperienza che ti sei fatto, secondo te è internet che ha accresciuto il numero dei complottisti e racconta palle, o il web ha semplicemente dato una possibilità di divulgazione precedentemente non possibile a persone che “ci credevano” anche prima?

Mischiando le due alternative, direi che il web ha semplicemente dato una possibilità di divulgazione precedentemente non possibile tanto ai mittenti quanto ai destinatari delle teorie complottiste. Probabilmente anche cinquanta anni fa c’era chi pensava che quelle scie di aerei nascondevano qualcosa di losco, ma poi andava a dirlo agli amici del bar e questi gli ridevano in faccia, o peggio gli davano retta. Internet ha connesso cazzari e cazzoni, insomma.

 

La maggior parte sono in malafede o ignari creduloni in buona fede? Distinguiamo tra cazzari e cazzoni, appunto. I cazzoni, ovvero quelli che credono alle bufale altrui, secondo me sono quasi sempre ingenui in buona fede: magari hanno scarsa simpatia per i cinesi [http://www.pizzi-chi.it/la-bufala-della-donna-rapita-in-un-negozio-di-cinesi] o gli zingari [http://www.pizzi-chi.it/io-sono-razzistapero] o i giudici [http://www.pizzi-chi.it/bignami-contro-la-cazzata-dello-stupro-di-gruppo-che-non-prevede-il-carcere] o i politici [http://www.pizzi-chi.it/la-bufala-dell-isola-caraibica-che-appartiene-a-d-alema] o qualunque altra categoria, e appena leggono qualcosa contro quelle categorie ci si tuffano letteralmente “di pancia”, con tutto quel che consegue da un tuffo di pancia. Per quanto riguarda i cazzari, cioè i creatori di bufale, credo che si tratti quasi sempre di buffoni in malafede il cui scopo è attirare l’attenzione su di sé (come l’ex del Grande Fratello contro la Boldrini per le case popolari ai rom) [http://www.pizzi-chi.it/la-bufala-della-boldrini-che-vuole-dare-le-case-popolari-prima-a-rom-ed-extracomunitari] o sulle loro idee distorte. In mezzo tra le due categorie, ci sono gli imbecilli puri. L’esempio migliore in questo caso è quello sulla “settimana dell’educazione speciale” [http://www.pizzi-chi.it/la-settimana-dell-educazione-speciale-non-esiste-non-condividete-link-a-caso-per-sentirvi-piu-buoni]: da anni, prima ancora dell’invenzione di facebook, gira quest’appello su una settimana istituita ufficialmente per sensibilizzare l’opinione pubblica su autismo, dislessia e gravi disturbi infantili. Il problema è che questa settimana non esiste proprio, ma chi diffonde questa bufala si sente anche “buono” perché così aiuta i bambini.

 

Ci racconti il peggior caso che hai smascherato o che hai seguito nel tuo percorso di aggiornamento in materia?

Ne vorrei citare due, uno smascherato da me e uno da un’amica dottoressa. La dottoressa Trillian June (ovviamente uno pseudonimo) in un post ha spiegato che la storia della “causa primaria del cancro” scoperta nel 1931 da Warburg e affossata da case farmaceutiche e medici corrotti era appunto una bufala [http://www.pizzi-chi.it/la-bufala-della-causa-primaria-del-cancro-scoperta-nel-1931]. Non dico ogni giorno ma quasi c’è qualcuno che commenta quel post: uno ringrazia Trillian, uno la accusa di essere corrotta o ignorante… Io invece sono stato tra i primi a sbugiardare la storia di papa Francesco che regala una merendina alla guardia svizzera [http://www.pizzi-chi.it/la-bufala-di-papa-francesco-che-regala-una-merendina-alla-guardia-svizzera], quando sulle bacheche di tutta Italia girava tra “ooooh” di tenerezza che neanche un gattino cieco. Fu un “caso” molto semplice, in realtà, da 2+2. Mi bastò notare che ne parlavano solo pagine facebook e siti di scarsissima attendibilità (poi anche Barbara D’Urso, mi hanno detto…), mentre nessuna agenzia o giornale l’aveva riportata. Considerando che, da quando è stato eletto, Bergoglio finisce sui giornali letteralmente per ogni telefonata che fa, era evidente che se nessun organo di informazione serio (ma neanche Libero, che pure in altri casi…) [http://www.pizzi-chi.it/la-bufala-della-boldrini-che-vuole-dare-le-case-popolari-prima-a-rom-ed-extracomunitari] ne parlava non si trattava di un complotto ma di una bufala. Matematico, proprio.

 

Ultimamente ci capita di sentirti spesso ospite da Nikki (ora impegnato anche su Rai2 nel programma “Il grande cocomero” e con cui condividiamo le origini foggiane) a Radio Deejay, come è nata questa collaborazione?

Eh collaborazione, esageriamo… Diciamo che l’amicizia con Nikki è nata perché un paio d’anni fa lui è entrato in contatto con una band di miei cari amici, i Monaci del Surf. Aggiungici il fatto che Nikki è abbonato al Toro da anni e che da un po’ ha comprato un appartamentino qui a Torino… Insomma, siamo nello stesso giro di amici torinesi. Perciò, quando legge qualche post che gli interessa particolarmente e che rientra nel target di “Tropical Pizza” mi chiama e mi chiede di parlarne in radio, anche se sono juventino. Come per il caso di Troisi, per esempio.

 

Infatti: tempo fa anche noi ti abbiamo seguito nella campagna di denuncia contro chi ha approfittato in modo squallido dell’immagine di Massimo Troisi, ci racconti cosa è successo e come è andata a finire? [http://www.pizzi-chi.it/l-indegna-pagina-facebook-dedicata-a-massimo-troisi] In breve, agli albori di facebook fu creata una pagina dedicata al grande Troisi. Grazie alla sua “antichità”, quella pagina ha potuto raccogliere negli anni oltre un milione di like, di cui ha approfittato vergognosamente pubblicando link tra l’erotico, il pornografico e l’ignobile (soprattutto per l’accostamento con Massimo Troisi), con lo scopo di attirare distratti click di allupati sui link e sui relativi banner pubblicitari. Dopo aver raccolto un po’ di screenshot li ho pubblicati sul mio blog per denunciare la cosa e per invitare al boicottaggio della pagina. Boicottaggio sostenuto anche da Nikki e Tropical Pizza. Ecco, le due foto che vedi mi permettono di illudermi che è anche merito mio se adesso quella pagina fa pubblicità su facebook per aumentare i mi piace (scesi sotto il milione e, addirittura, in calo nonostante la pubblicità: la foto con più mi piace è più vecchia di due giorni rispetto all’altra). Sono queste piccole e a volte illusorie soddisfazioni che mi fanno sperare che un giorno persone come me, o come il maestro Paolo Attivissimo, potremo smetterla di sentirci in dovere di spiegare che no, facebook non diventa a pagamento se non si copia e incolla una frase allo scoccare della mezzanotte della prima domenica di luna piena dopo il sacrificio di una vergine svedese, per dire…

 

Ora non avete più scuse, per onorare la verità siete moralmente obbligati a far girare questa intervista, prima che diventi a pagamento!

Adelmo Monachese

 

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