mercoledì , 18 ottobre 2017
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Ci vuole intelligenza per essere SCEMETTE

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Piangete sulle loro parole, ridete alle loro battute, applaudite i loro discorsi ma non sapete chi sono. Potete sfiorarli per strada o esserci seduti vicino al cinema senza sospettare che è proprio quella persona all’apparenza normale ha creato i miti ai quali noi tutti ci ispiriamo. Si chiamano ghostwriter, negri come li si chiamava una volta (e come li chiamò Gabriel García Márquez quando ne scrisse: “il negro è un’istituzione necessaria, nobile e giusta, alla quale solo adesso si comincia a rendere giustizia”) o più generalmente, e politicallycorrettamente: autori. Oggi non è più così difficile scovarli come noi abbiamo fatto con Giovanna Donini, trevigiana di nascita ma milanese d’adozione, un’artista della parola che per leggere tutto quello che ha fatto vi servono cinque minuti buoni su wikipedia, velocemente: tanto Zelig, Teresa Mannino, Vanity Fair, Federico Basso. Mentre scorrerete tutti i suoi credit esclamerete: “Ah, lei ha fatto questo!? Wow!”, “Figata, l’ha scritto lei!”, “Cavolo, la mia trasmissione preferita!”. E, cavolo, qui sotto c’è la sua intervista!

Scrittrice,giornalista, autrice tv, radiofonica, teatrale e di cabaret. Cosa è arrivato prima e cosa dopo? Riesci a trovare spazio per la vita sociale?

Ho iniziato a collaborare con La Tribuna di Treviso, la città in cui sono nata, nel 1994. Scrivevo i pezzi con la macchina da scrivere e quando avevo bisogno di maggiori informazioni e notizie, parlavo con tutti oppure andavo in biblioteca a raccogliere dati. Era un lavoro bellissimo e faticoso, non avevi tutto a portata di click. Scrivevo qualunque cosa: dalla recensione sulla sagra del peperone all’attacco omofobo per l’apertura di un bar gay. Le rare volte in cui mi sono occupata di cronaca nera, però, facevo molta fatica. La tendenza nella mia scrittura era sempre quella di sdrammatizzare, fare ridere o sorridere,  quando, in questo caso, bisogna fare esattamente il contrario. Nel frattempo scrivevo monologhi comici per me, frequentavo i locali di cabaret di Padova, salivo sul palco, ci mettevo la faccia. Poi ho incontrato due donne torinesi e abbiamo costituito un trio Le Spaventapassere. Con loro e per loro ho scritto lo spettacolo e il libro Beddissima Pensata e ci hanno preso a Zelig per cominciare una lunga gavetta su e giù dal palco. Era il 2001 e in quell’anno ho incontrato Teresa Mannino. Quando ho visto salire sul palco lei ho capito che dovevo scendere definitivamente io e dedicarmi solo alla scrittura. Per stare sul palco devi avere qualcosa in più, l’x factor, un talento diverso che io non ho e che, invece, Teresa ha in modo indiscutibile. Io sto bene quando scrivo, sul palco mi sento a disagio. Con questa consapevolezza, però, ho trovato la mia strada, non mi sono fermata più ed è arrivato tutto quello che doveva arrivare. Per la mia famiglia e i miei amici trovo sempre spazio e tempo. Senza di loro mi manca l’aria.

Quest’anno a Zelig si annuncia una rivoluzione di forma e contenuti. Rivoluzione un po’ mancata nelle edizioni successive all’addio di Claudio Bisio. Tu ci sarai quest’anno?

Io ci sarò. Nel dettaglio mi dedicherò alle conduttrici che cambieranno ogni puntata. Bella rivoluzione, fantastica idea di Gino Michele e Giancarlo Bozzo. Ogni puntata sarà una sorta di puntata zero, tutte diverse, tante sorprese. Non vedo l’ora di cominciare.

Hai scritto con e per Teresa Mannino, ormai una personalità di spicco nel mondo della comicità italiana. Nella pratica di ideazione e scrittura come si sviluppava la vostra collaborazione? Sessioni creative condivise o a distanza?

Teresa, come tutti i veri comici, è prima di tutto autrice di se stessa. Scrive e studia sempre molto. Gli spunti e le battute migliori partono sempre da lei e poi li condivide con me. Io porto idee, notizie che vado a scovare, punti di vista diversi, riflessioni  e battute scritte su alcune tematiche e lei ha la capacità di perfezionare tutti i miei ragionamenti.

Siamo amiche, ridiamo molto insieme, passiamo molto tempo insieme, a prescindere dal lavoro e per lavorare dobbiamo stare molto vicine, a volte andiamo a Palermo e ci chiudiamo in casa: mangiamo, scriviamo e ridiamo tutto il giorno per giorni.

Con lei e Federisco Basso avete scritto lo spettacolo Terrybilmente divagante, andato in onda lo scorso anno su Rai2. Se non è da storia da televisione poco ci manca: un one-woman-show in prima serata. Che ricordi hai di quel lavoro?

Quello spettacolo è frutto di tanti anni di lavoro insieme, pezzi scritti per la tv, con Federico Basso che è uno degli autori comici migliori che io conosca. Lui È bravissimo. Teresa è bravissima e io ho avuto la fortuna di incontrarli. Ricordo stupendo. Risultato incredibile, se non ricordo male audience altissimo, per uno spettacolo così. Soddisfazione incalcolabile.

Un consiglio di lettura (magari un singolo libro che consideri speciale) per tutte le stagioni ma da non farsi mai mancare?

Chiedi alla Polvere di John Fante. 

Un autore o autrice di cui non perdersi nulla?

Su tutti John Fante. Poi amo molto anche Bennet, Roth, Ammaniti, Carlotto. 

Un film che rivedresti all’infinito?

Kill Bill, Il Corvo, Via col Vento. Questi tre all’infinito. 

Da scrittrice come affronti l’Estate? Tempo di revisione, scrittura, riscrittura, lettura, riposo, osservazione?

Leggo molto, tutto quello che non riesco a leggere durante l’inverno. Ho bisogno di attraversare sia fisicamente che mentalmente nuovi mondi. 

Esistono, secondo te, libri che rendono meglio se letti d’Estate?

Esistono libri che vanno letti, punto e basta. Dovrebbe essere obbligatorio, ma mi rendo conto che imporre il piacere, forse, sarebbe un errore. 

Il lettore estivo di libri e/o riviste, quello che legge solo d’estate, è la rovina o la salvezza dell’editoria?

Non lo so. Il lettore, però, secondo me, non è mai una rovina. Chi non legge forse si. 

Sei in spiaggia e i tuoi vicini d’ombrellone commentano uno dei tuoi articoli su Vanity Fair. Che fai? Ascolti? Prendi parte?

Sicuramente ascolterei e sicuramente mi verrebbe voglia di prendere parte, spiegare le mie scelte e le mie idee, ma credo che poi non lo farei, come non lo faccio quando mi capita di leggere  i commenti ai miei pezzi sui social. Alla fine sono una persona timida, non mi piace infilarmi in posti dove non sono certa di essere stata invitata.

Consigli per il giusto drink da abbinare ai tuoi articoli?

Io non bevo molto, reggo pochissimo l’alcol. Forse, uno spritz, questo si, con l’aperol e buon prosecco (Astoria è il mio preferito).

Durante l’anno quando c’è maggior bisogno di comicità: in un periodo come questo di fine estate per lenire il dolore del ritorno alla vita quotidiana, durante i rigori dell’inverno o quando?

La produzione e la distribuzione di benessere, bellezza e verità, quindi di comicità non dovrebbe mancare mai in una società civile che tende a migliorarsi. 

Facebook sta studiando la possibilità di creare un tag “satira” per indicare gli articoli fake agli utenti. Una misura anti-panico o l’ammissione che molta gente non ha senso dell’umorismo (per non dirne di peggio)?

Forse un altro modo per controllarci ulteriormente? Non lo so. Certe notizie mi terrorizzano e mi paralizzano.

La comicità si impara o si migliora? Talento o scuola?

Talento e scuola. Studio, lavoro, fatica,passione, rinunce. Credo, comunque, che non si possa imparare se di base non c’è talento, in questo caso, si può fare e farsi male. 

Il tuo prossimo progetto a chi o cosa sarà dedicato?

Tanti progetti importanti in cui credo molto.

Uno, il nuovo spettacolo di Teresa Mannino. Ci stiamo lavorando da molto, non vedo l’ora di vederla debuttare.

Due, sto scrivendo il nuovo spettacolo delle Brugole. Parla di donne che amano le donne (come il primo). Ci credo molto, loro sono due attrici straordinarie e affrontare il tema del l’omosessualità femminile in chiave comica è il miglior modo per far capire che l’amore è una legge universale, che a differenza della legge è uguale per tutti.

Tre, il primo spettacolo delle Scemette. Sette donne sul palco. Tutte bravissime. Ci vuole intelligenza per essere SCEMETTE. Le vedrete per la prima volta a Zelig.

Quattro, il mio libro. Ma per scaramanzia non aggiungo altro.

 

Intervista a cura di @AdelmoMonachese

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